BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La ‘bolla’ del dollaro e il nuovo sistema monetario alternativo alla valuta americana”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Il passaggio ad un sistema monetario e finanziario alternativo al dollaro è in pieno svolgimento. Ad oggi, diversi paesi hanno stretto accordi per l’uso delle valute nazionali negli scambi bilaterali o dello yuan (renmimbi) negli scambi con la Cina o con terzi. L’ultimo in ordine di tempo è quello concluso tra Cina e Brasile, mentre la francese Total è stata la prima impresa europea a siglare un accordo in yuan per forniture di gas naturale liquefatto (Lng) con la China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) il 28 marzo. Si tratta di un primo passo verso un nuovo sistema monetario, ha dichiarato il vicepresidente della Duma russa, Alexander Babakov, ad un forum a Nuova Dehli il 31 marzo. Il prossimo passo sarà la presentazione di una “nuova valuta” al vertice dei Brics il 22-24 agosto a Durban, nel Sud Africa. Babakov ha aggiunto che essa sarebbe ancorata all’oro e ad “altri gruppi di prodotti”.
Allo stesso tempo, le banche centrali dei Brics e di altre nazioni si stanno liberando di titoli del Tesoro Usa come se fossero carboni ardenti. Nel corso del 2022, il Brasile ha venduto 22 miliardi di Treasuries, il 10% delle proprie riserve, e 21 miliardi di nuovo a marzo di quest’anno. La Cina ha venduto 175 miliardi nel 2022, riducendo di oltre un quarto le riserve in dollari. Nei forzieri della Banca del Brasile, le riserve in dollari ammontano ancora all’80% del totale e quelle in yuan solo al 5,4%, ma quest’ultime sono in crescita e stanno diventando la principale valuta commerciale. In Russia, le riserve di yuan della banca centrale si avvicinano al 30%. Il fatto che anche la Banca del Giappone abbia venduto 189 miliardi di titoli Usa nel 2022 mostra che il problema del dollaro non è semplicemente rappresentato dai piani dei Brics per nuovi accordi monetari, o dalle ripercussioni della confisca delle riserve di altre nazioni, benché entrambi questi fattori facciano parte della dinamica che attira il “Sud Globale” (o Maggioranza Globale) nella sfera dei Brics.
C’è un terzo fattore che è l’autodistruzione del dollaro, portata avanti con quasi quindici anni di espansione di liquidità, seguita negli ultimi mesi da una stretta creditizia altrettanto micidiale. Questa stessa politica ha diradato gli investimenti produttivi e ha imbalsamato la produttività in Usa, aumentando al parossismo la massa di debito speculativo impagabile (la cosiddetta “bolla omnibus”). La politica della Federal Reserve ha declassato il più grande mercato finanziario, quello da 25 mila miliardi di titoli del Tesoro Usa, da un mezzo di risparmio e di credito, in una bisca speculativa altamente volatile al servizio delle grandi banche, degli hedge funds e di altre entità ombra, e in una base collaterale per scommesse in derivati da centinaia di migliaia di miliardi.
I titoli del Tesoro Usa stanno andando a finire tutti in mano a queste entità e alla Fed stessa! A partire dalla primavera del 2022, la serie di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Fed ha fatto contrarre l’economia, generato una stretta creditizia e la caduta del dollaro. Questa caduta è stata dell’8% negli ultimi cinque anni nei confronti di altre monete principali, e del 7% nei confronti dello yuan. Il 29 marzo, il gigante bancario Hsbc ha previsto che la discesa continuerà per almeno altri sei mesi, ma le grandi banche non sospettano che ciò potrà accelerare a causa la distruttività della politica delle banche centrali.

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