BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE/1. Sarno, Pd: “Case popolari: il nuovo criterio aiuta solo sei comuni e lascia fuori tutti gli altri…”

Nella migliore delle ipotesi – dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Diego Sarno – è incompetenza, ma è forte il sospetto che si tratti di logiche volte a creare favoritismi, bypassando i criteri oggettivi che esprimono i reali bisogni sociali dei territori, affinché prevalgano altre logiche. D’altronde questa destra ha appena approvato una vergognosa variazione di bilancio la cui logica è chiaramente quella del “marchettificio” e, quindi, non ci sarebbe da sorprendersi”. “Il capolavoro – prosegue il Consigliere dem – di questa maggioranza, e nello specifico del capogruppo Preioni, in questo caso, consiste nella grande capacità di dare la parvenza di una certa attenzione al sostegno dei contesti di povertà, con una proposta di legge per erogare 250.000 euro ai comuni con “alta incidenza di alloggi popolari”, per mascherare quella che è l’ennesima distribuzione arbitraria di fondi al di là di ogni bando e di ogni capitolo di bilancio già esistente per affrontare i crescenti bisogni di una società afflitta da inflazione, caro bollette, povertà”.
“Se è sicuramente di buon senso – prosegue il Consigliere Sarno – che un Comune con una quantità di alloggi popolari superiore al 5% della popolazione residente possa, a parità di altri fattori, avere dei bisogni maggiori in quanto a servizi da mettere a disposizione delle persone che ci vivono, oltre a dover coprire eventuali morosità, è vero anche che una reale attenzione non passerebbe dall’introduzione di un nuovo criterio che, al limite, può essere un’approssimazione del reale bisogno di un territorio. Basti prendere ad esempio l’ottimo risultato ottenuto dedicando 7 milioni al fondo sociale che ci ha permesso di coprire il 72% delle morosità incolpevoli, ben oltre il minimo previsto dalla legge, portando la copertura della morosità incolpevole da parte dei comuni, soprattutto quelli più piccoli, dal 40% previsto per legge al 25%. Si tratta di una legge già esistente, che con la giusta copertura finanziata porta a sostenere maggiormente i Comuni. Quella doveva essere la via, non una legge nuova e parziale, che il primo firmatario Preioni ha già dichiarato di voler modificare nel prossimo “omnibus”.
Allo stesso modo: se si tratta di supportare i Comuni affinché aiutino chi vive negli alloggi popolari, perché bocciare gli emendamenti con cui chiedevamo che le 70.000 famiglie che hanno diritto al voucher scuola, libri e trasporto, indipendentemente dal Comune di residenza, non venissero escluse dal provvedimento? Perché, insomma, non utilizzare i bandi, i fondi, i capitoli di bilancio, gli strumenti già esistenti? Viene il dubbio che introdurre nuovi criteri sia il modo migliore per applicare la stessa logica vista nella variazione di bilancio: quella del marchettificio”.
“Non è un caso – conclude Sarno – che il Sicet (Sindacato Inquilini Casa E Territorio) abbia espresso contrarietà su questa legge: non si tratta di negare il valore degli obiettivi in sé, stiamo contestando il metodo. Perché dare quei 250.000 euro proprio ai soli 6 Comuni che hanno un’incidenza superiore al 5%? E gli altri 87 Comuni con una percentuale superiore alla media? Anche per questo il Cal (Consiglio Autonomie Locali) ha espresso riserve sulla formulazione della legge, che si rivolge a un numero troppo limitato di Comuni. Nell’ottica di limitare però il danno di quest’impostazione, ho proposto un emendamento che vincolasse l’uso di quei fondi affinché fossero usati per rispondere alle esigenze relative alle case popolari e non per aggiustare i propri bilanci. La maggioranza, neanche a dirlo, non ha accolto l’emendamento: nonostante l’abilità nel camuffamento, è palese il disinteresse verso un sostegno equo alle fasce deboli della società. Ecco perché, per il metodo e non per gli obiettivi apparenti, ho deciso di votare contro questa proposta di legge”.

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