BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE/2. Sarno, Pd: “Vittoria a metà per l’Associazione italiana Dislessia: progetto pilota per far lavorare chi ha la Dsa”

Il 6 luglio di quest’anno – dichiara il consigliere regionale Diego Sarno – il Consiglio Regionale ha aperto le sue porte a Bruno Orifalco e Elio Benvenuti in rappresentanza dell’Associazione Italiana Dislessia (Aid), i quali ci hanno raccontato delle profonde difficoltà ancora presenti per le persone con Dsa, circa 5 milioni nel nostro Paese, nel mondo della scuola e del lavoro, nel settore pubblico e in quello privato. E’ per questo che ho deciso di depositare un ordine del giorno che impegnasse la giunta a fare di più nel tutelare e, soprattutto, valorizzare le persone con Dsa, a partire da proposte concrete”.
“Nell’ordine del giorno – prosegue il consigliere dem – chiedevamo infatti di dare concreta attuazione alla normativa nazionale sulla tutela dei lavoratori con Dsa, a partire da una più puntuale disciplina delle misure a questi dedicati innanzitutto nei concorsi pubblici, oltre all’istituzione di un progetto pilota che coinvolgesse centri per l’impiego, sindacati, associazioni datoriali a contrasto delle discriminazioni ancora presenti e a partire dalle esperienze virtuose in termini di tutela dei minori con Dsa già attive sul nostro territorio: sono contento di poter dire che la Giunta, impegnandosi in tal senso, prevedendo anche delle risorse finanziarie da definire nella prossima manovra utile di bilancio, sta finalmente facendo un passo avanti verso le esigenze di una parte così consistente della nostra popolazione”.
“Al contempo – conclude il consigliere Sarno – non posso tuttavia non esprimere preoccupazione per la scelta della Giunta di non assumersi anche il terzo impegno previsto dalla mia proposta, ossia quello di attivarsi per contrastare uno degli ostacoli più gravi nella tutela e valorizzazione delle persone con Dsa: i profondi ritardi nell’ottenimento delle diagnosi necessarie ad attivare gli strumenti di sostegno, che pur esistono, ma che sono resi inutili da tempi di attesa esorbitanti, anche fino a 3 anni di attesa, quando 6 mesi sarebbero più che sufficienti. Si tratta di una situazione scandalosa che si traduce, troppo spesso, nell’impossibilità di una vita dignitosa, soprattutto per i più piccoli che frequentano le nostre scuole”.

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