BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE/1. Canalis, Pd: “Rsa: aumento delle tariffe, serve un confronto con comuni e consorzi. Depositato un emendamento”

_Monica Canalis (Consigliere regionale Pd)
La Dgr del 7 settembre sull’adeguamento delle tariffe per le prestazioni di assistenza residenziale dei presidi socio-sanitari residenziali (Rsa) e semi-residenziali (Cdi, Cdia) per anziani è stata licenziata senza un confronto con i Comuni e con gli Enti Gestori delle Funzioni socio assistenziali. Il risultato è che ora gli enti locali sono in forte difficoltà perché, mentre l’aumento della tariffa sulla quota sanitaria trova copertura nel Sistema sanitario regionale, l’aumento sulla quota alberghiera/sociale ricade interamente sugli utenti e sui Comuni. Che non ce la faranno. Lo ha dichiarato anche Anci Piemonte in una nota del 27 settembre. Il maggior costo per i bilanci di Comuni e Consorzi sarà di quasi 4 milioni di euro, senza alcuna misura regionale che lo neutralizzi e non faccia saltare il sistema.
È di interesse delle stesse associazioni rappresentative delle Rsa che le rette vengano pagate dagli utenti e perché ciò avvenga la Regione deve dare una mano, soprattutto in una fase così critica per le famiglie. Le tariffe necessitavano di un adeguamento, essendo ferme dal 2013, ma la Giunta Cirio non può pensare di cavarsela solo con questa Dgr: oltre a soccorrere i Comuni nel sostenere l’aumento della quota alberghiera e sociale, deve garantire la saturazione dei posti letto in convenzione (nel 2020 spese 238 milioni di euro invece dei 268 annunciati), aumentare il numero di posti letto in convenzione e soprattutto riformare il modello di cura, dai minutaggi all’integrazione sociosanitaria. Senza sostituire la spesa sanitaria con i voucher sociali del Fondo Sociale Europeo. Diciamo ‘no’ ad un arretramento finanziario della sanità sulle politiche per gli anziani piemontesi!

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