BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE/1. Zambaia, Lega: “Depositata la mia proposta di legge per l’introduzione del test Nipt gratuito per i nascituri”

Una proposta di legge per inserire il Nipt-Non Invasive Prenatal Test all’interno dell’Agenda di Gravidanza del Piemonte. A depositarla è stata il consigliere regionale della Lega Salvini Piemonte Sara Zambaia, con la finalità di aumentare il livello di sicurezza della gravidanza e, di conseguenza, migliorare la qualità della vita delle partorienti, garantendo il diritto alla libera scelta e rendendo maggiormente accessibili le prestazioni di screening e di diagnosi prenatale esistenti ed erogate dal sistema sanitario, pubblico e/o privato.
“Grazie a questo provvedimento che spero possa essere approvato già nelle prossime settimane – è la premessa di Sara Zambaia – prevediamo una sostanziale riduzione al ricorso a tecniche decisamente più invase che possono anche portare al rischio di aborto. Noi invece vogliamo difendere la vita, dando la possibilità alle donne, in completa libertà e senza alcun tipo di obbligo, di effettuare un percorso di approfondimento dei fattori di rischio della gravidanza più sereno, tempestivo ed efficace. Una diagnosi più precoce, infatti, permetterà alle donne e alle loro famiglie di ponderare con maggior tranquillità qualsiasi scelta relativa alla gravidanza”.
Ad oggi il Servizio sanitario regionale eroga già diversi esami che permettono di approfondire, sotto la supervisione del medico e in modo del tutto facoltativo, se il nascituro è affetto da talune patologie diagnosticabili durante la gravidanza. Tuttavia il Nipt, che è considerato il test di screening non invasivo più precoce e sicuro, è attualmente fornito, su richiesta della gestante, in regime privato e con un costo particolarmente elevato.
“La finalità della mia proposta di legge – spiga nel dettaglio Zambaia – è quello di offrire gratuitamente a tutte le gestanti la possibilità di accedere al Nipt come test di screening di secondo livello, in modo da accertare la presenza o l’assenza delle principali patologie cromosomiche. Nello specifico, verrà proposto di effettuare il test combinato (già previsto dal Percorso Nascita della Regione Piemonte) e, qualora da questo emergesse la presenza di un rischio “intermedio”, potranno effettuare il Nipt evitando il ricorso alla diagnosi invasiva in quasi il 97% dei casi. In tal modo, diminuiranno non solo gli accessi alla diagnosi prenatale invasiva, ma anche le mancate diagnosi prenatali date dai test falsi negativi tradizionali”.
Il Nipt, infatti, è attualmente il test di screening con maggiore sensibilità (oltre il 99%) e che più degli altri permette di individuare precocemente la presenza di talune patologie fetali, come quelle cromosomiche e, in particolare le Trisomie 13 (sindrome di Patau), 18 (sindrome di Edwards) e 21 (sindrome di Down). Grazie a tali precocità e sensibilità, assieme alla sua natura che esclude qualunque rischio aggiuntivo di aborto (presente, invece, in esami diagnostici quali villocentesi ed amniocentesi), le gestanti saranno messe nella condizione di poter conoscere con maggiore anticipo e attendibilità gli eventuali fattori di rischio della propria gravidanza. In caso di positività alle trisomie, potranno così valutare con maggiore serenità quali scelte intraprendere, anche grazie al supporto delle associazioni, sempre a totale garanzia del diritto di libera scelta.
“Il percorso che abbiamo individuato confrontandoci con il mondo medico – conclude Zambaia – è quello di modificare il Percorso Nascita della Regione introducendo appunto il Nipt e di inserire la relativa impegnativa all’interno dell’Agenda di Gravidanza piemontese. Vogliamo altresì riconoscere il lavoro degli enti del Terzo Settore che svolgono attività di supporto psicologico alle gestanti e istituire un Tavolo scientifico permanente che valuti periodicamente l’evoluzione dei test di screening e diagnostici. La nostra proposta prevede uno stanziamento di 600mila euro ripartiti tra il 2023 e il 2024, ricordando che l’introduzione del Nipt ridurrà la necessità di effettuare altri esami, generando un evidente risparmio per la Sanità regionale”.

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