BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Inflazione a due cifre: la Banca d’Inghilterra la prevede, la Bce la nega…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Con l’inflazione al consumo (Cpi) che ha raggiunto il preoccupante livello di quasi il 9% nell’Eurozona, se si vuole sapere che cosa ci aspetta nei prossimi mesi, occorre dare uno sguardo all’inflazione dei prezzi alla produzione (Ppi). Infatti, mentre i produttori si arrabattano con i costi alle stelle, passa un po’ di tempo prima che essi li trasmettano al consumatore. Inizialmente cercano di tagliare qua e là, per moderare l’aumento dei prezzi e non perdere clienti, ma se il Ppi continua a crescere, prima o poi i costi saranno scaricati interamente sul consumatore.
I produttori che non vi riescono o non possono farlo escono dal mercato. Esaminando l’andamento dell’inflazione negli ultimi dodici mesi sia per la Cpi che per la Ppi, si può calcolare quanto sarà la Cpi a dicembre, presumendo che lo sviluppo sia lineare. Così, sulla base della Cpi al 4,9% e della Ppi al 21,9% nel dicembre 2021, e rispettivamente all’8,9% e al 35,8% nel luglio 2022, l’inflazione al consumo potrebbe tranquillamente salire al 14% alla fine dell’anno. Questo semplice esercizio matematico non considera dinamiche non lineari, come, per esempio, un ulteriore forte aumento dei prezzi dell’energia quale risultato della suicida politica energetica dell’Ue, o un nuovo allentamento monetario a settembre o un collasso sistemico.
Le proiezioni della Banca d’Inghilterra (BoE) raccontano una storia simile, mostrando maggiore onestà intellettuale delle altre banche centrali. Il 4 agosto la BoE ha previsto un’inflazione al 13,3% nel Regno Unito tra due mesi e per tutto il 2023, e al contempo una grave recessione che durerà dall’ottobre 2022 almeno fino alla fine del 2023. Riguardo a quest’ultima, le decisioni di politica monetaria prese sono pro-cicliche: la BoE ha aumentato i tassi di mezzo punto per la prima volta da trent’anni, portandoli all’1,75%. Forse a Threadneedle Street vogliono proprio questa recessione.
Il Comitato di Politica Monetaria della banca ha naturalmente dato la colpa di tutto a Putin, affermando: “V’è il rischio che un lungo periodo di inflazione dei prezzi generata dall’esterno condurrà a perduranti pressioni sui prezzi interni e sui salari”. Accusando la Bce di aver sbagliato tutti i pronostici, il sito svizzero In$ide Paradeplatz definisce l’istituto di Francoforte “inerme” di fronte all’inflazione sfuggita al controllo. Per frenarla, secondo il sito, la Bce dovrebbe aumentare i tassi di uno o due punti percentuali al di sopra dell’inflazione (ora all’8,9%).
Ma “un tasso BCE al 10% sarebbe la fine del sistema finanziario. Immobiliare, azioni, obbligazioni: imploderebbe tutto. E quasi tutti i diciannove membri dell’Eurozona sarebbero schiacciati dal servizio sul debito e fallirebbero. Ecco perché il rialzo dei tassi all’inizio non c’è stato e ora viene somministrato in dosi omeopatiche. E la Bce – come molte altre banche centrali – spera in un miracolo”.

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