BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE/2. Canalis, Pd: “Il centrodestra non approva l’affido culturale: un altro segno di arretratezza e disattenzione”

_Monica Canalis (consigliera regionale Pd)
In Consiglio Regionale le forze di maggioranza si sono astenute sulla mia proposta di promuovere in tutta la Regione l’affido culturale, una pratica partita a Napoli nel 2020, durante il lockdown, nell’ambito dei progetti selezionati dal Fondo nazionale per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile, e poi diffusasi a Bari, Roma e Modena.
Si tratta di un progetto molto semplice: un genitore che, abitualmente, porta i suoi figli al cinema, a teatro, al museo, in una sala concerti o in libreria, accompagna anche il bambino di un’altra famiglia – eventualmente con un membro di questa famiglia – che per varie ragioni non frequenta abitualmente questi luoghi. Si realizza così un insieme di fruizioni culturali condivise, tramite le quali “famiglie-risorsa” e “famiglie-destinatarie” stringono un Patto Educativo: un sostegno complessivo multidimensionale promosso, garantito e monitorato dalla Scuola.
Il progetto Affido Culturale alimenta i Patti Educativi affidando alle famiglie-risorsa una dotazione di “e-ducati”, una moneta virtuale solidale, con cui pagare i biglietti di accesso a luoghi della cultura convenzionati ad hoc: cinema, teatri, musei etc., che così si aggiungono, fattivamente, alla comunità educante. Le transazioni in e-ducati viaggiano su una app, appositamente realizzata, che facilita il monitoraggio delle attività, oltre che il fundraising del progetto.
L’affido culturale è monitorato dalle scuole del territorio, dai Comuni e dai Consorzi socio assistenziali ed è praticato da famiglie che aiutano altre famiglie. L’affido culturale, come ogni altra forma di affido, esprime la partecipazione di tutta la comunità, e non solo dei genitori biologici, alla sfida educativa che coinvolge i bambini. Uno splendido esempio di rafforzamento dei legami comunitari e di contrasto alla povertà educativa. Soprattutto nei territori più poveri o disagiati, anche in Piemonte, ci sono, infatti, bambini e ragazzi che per mancanza di opportunità educative nelle famiglie e di possibilità economiche non visitano mai né frequentano luoghi culturali come ad esempio i teatri, i cinema, le sale concerti, le librerie e i musei: occasioni culturali fondamentali per la crescita e l’apprendimento.
Ogni bambino ha diritto a ricevere strumenti educativi adeguati ed è per questo che avevo proposto, con uno specifico Ordine del Giorno, di inserire la Regione Piemonte nel circuito dell’affido culturale, accedendo al Fondo nazionale per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile; avevo anche proposto di predisporre una programmazione di proposte culturali dedicate alle famiglie, a cui “famiglie-risorsa” e “famiglie-destinatarie” dell’affido culturale potessero fare riferimento, valutando la possibilità di fornire gratuitamente o a prezzo calmierato l’abbonamento annuale dei musei del Piemonte ai minori di famiglie in difficoltà e agli adulti che si propongono di sostenere progetti di affido culturale e coinvolgendo nel progetto di affido culturale i comuni piemontesi, le scuole, le associazioni di famiglie affidatarie e i consorzi socio assistenziali.
L’affido culturale valorizza l’esperienza dell’affido familiare, ma declinandola sullo specifico della fruizione di prodotti e servizi culturali. Purtroppo la proposta non è passata. Temo che la radicale diffidenza del centrodestra piemontese nei confronti dell’istituto dell’affido abbia pesato anche in questo caso, privando i minori piemontesi di un’interessante opportunità, già sperimentata con successo in altre parti d’Italia. Per fortuna, nella seduta di ieri, il Consiglio Comunale di Torino ha invece colto l’opportunità e approvato questo progetto, avanzato dalla consigliera Amalia Santiangeli, gettando un po’ di luce su un quadro regionale segnato da pregiudizio e arretratezza culturale.
Bisognerebbe ricordare alla Giunta Cirio che la condizione di povertà educativa di un minore è multidimensionale, frutto del contesto economico, sanitario, familiare e abitativo, della disponibilità o meno di spazi accessibili, della cattiva alimentazione e scarsa cura della salute, dell’assenza di servizi di cura e tutela dell’infanzia, ma è anche povertà di relazioni, isolamento, carenza di servizi, di opportunità educative e di apprendimento non formale. La povertà educativa è insidiosa quanto e più di quella economica, priva bambini e adolescenti della possibilità di apprendere e sperimentare, scoprendo le proprie capacità, sviluppando le proprie competenze, coltivando i propri talenti ed allargando le proprie aspirazioni. Bene per Torino! Peccato per il resto del Piemonte!

I commenti sono chiusi.