BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Alla fine, l’Africa non dirà no al nucleare…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Alla conferenza dello Schiller Institute lo scorso 9 aprile, Princy Mthombeni, una giovane donna sudafricana, ha lanciato un appello per portare l’Africa nel XXI secolo. La signora Mthombeni è specialista di comunicazione nucleare e fondatrice della campagna Africa4Nuclear, che promuove il nucleare per contribuire a trasformare il continente “in una potenza economica del futuro”. Oggi in Africa, ha detto, “oltre 640 milioni di persone” non hanno ancora accesso all’elettricità secondo la African Development Bank.
E benché sul continente viva quasi un quinto della popolazione mondiale, esso rappresenta meno del 4% del consumo mondiale di elettricità. La Pthombeni ha fatto alcuni esempi significativi: “un bollitore usato due volte al giorno in una famiglia inglese consuma cinque volte l’elettricità che un abitante del Mali consuma all’anno”. “Un cittadino etiope impiega 87 volte il tempo impiegato da un consumatore inglese per consumare gli stessi KWh. In un mese, un americano consuma la stessa elettricità di un tanzanese in otto mesi. Un congelatore negli Stati Uniti consuma dieci volte l’elettricità consumata da un liberiano in un anno.
“L’accesso all’elettricità è cruciale, ha ribadito la Mthombeni, per liberare il potenziale economico del continente e tirar fuori dalla povertà molte persone. Dopo aver passato in rassegna incoraggianti progetti di sviluppo di tecnologie nucleari e di altro tipo in vari paesi africani, compreso il proprio, ella ha reiterato che “non si può parlare di sviluppo sostenibile o persino di civiltà quando milioni di persone vivono ancora nella povertà e sono senza elettricità e acqua pulita.
“Riguardo alla propaganda a favore di “emissioni zero entro il 2050”, la Mthombeni ha criticato le nazioni sviluppate che “hanno posto il fardello della soluzione delle sfide ambientali sulle spalle degli stati africani”. Esse “persuadono i nostri leader ad eliminare gradualmente i combustibili fossili, specialmente il carbone, nei nostri paesi. Eppure, non lo hanno fatto nei loro. Quel che è peggio è che dettano il tipo di fonti di energia rinnovabile che dovremmo adottare e lo fanno con i termini e le condizioni di finanziamento”.

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