BI24_2010/2020_DALL’OSPEDALE. Anche una dietista dell’Asl Biella per la traduzione italiana degli alimenti per pazienti con disfagia

C’è anche una dietista dell’Asl Biella nel gruppo di esperti che sta lavorando alla traduzione italiana dell’insieme di documenti relativi all’implementazione del Framework IDDSI, il sistema di classificazione definito in questi anni allo scopo di standardizzare a livello internazionale una nuova terminologia da utilizzare per le diete dei pazienti disfagici. Si tratta di Daniela Cum, dietista del Servizio di Dietologia dell’Asl Biella, che dallo scorso autunno sta contribuendo alla trasposizione dall’inglese del documento IDDSI, un sistema che uniformerà anche in Italia la terminologia delle diete destinate al paziente disfagico. «Parliamo di un’implementazione importante, finalizzata prima di tutto alla sicurezza del paziente», commenta la dietista.
La disfagia è una condizione che si manifesta nella difficoltà di deglutizione da parte di un soggetto, che per potersi alimentare in sicurezza necessita di alimenti a consistenza modificata e liquidi addensati. I livelli di consistenza tuttavia non sono definiti secondo standard comuni e sono esposti a interpretazioni soggettive, diverse per ogni Paese e anche all’interno dello stesso Paese.
L’Iniziativa Internazionale per la Standardizzazione della Dieta in Disfagia (IDDSI) si è così posta dal 2013 l’obiettivo di sviluppare un’univocità nella classificazione degli alimenti a consistenza modificata e dei liquidi addensati prescritti a persone affette da disfagia. Nel 2016 l’IDDSI ha elaborato un diagramma “Quadro” composto da 8 livelli (0-7), identificati da numeri, etichette di testo e colori, aggiornato nel 2019. Tali livelli, comprendenti metodi di misurazione, possono essere utilizzati da pazienti disfagici, operatori sanitari e medici per individuare il livello in cui un alimento o una bevanda si inserisce, rendendo più semplice l’applicazione di una dieta specifica.
«I pazienti disfagici necessitano di diete a consistenza modificata e liquidi addensati, il problema stava nell’esplecitare i vari tipi di “consistenza” – spiega Cum, dietista dell’Asl Biella dal 1996 – Prima di fatto vi erano interpretazioni diverse a discapito del paziente, per cui è stato necessario standardizzare a livello globale i livelli secondo un descrittore univoco. Negli anni scorsi si è quindi arrivati alla definizione del Framework IDDSI, un metodo innovativo ed efficace, basato su una consistente letteratura scientifica, che può essere seguito da pazienti, medici e caregiver, nell’ambito di servizi pubblici e privati. Anche gli alimenti del commercio pronti all’uso, destinati ai pazienti disfagici, riporteranno il livello e il colore cui questi appartengono».
«Io e altri dietisti in questi mesi ci siamo impegnati nella traduzione italiana dall’inglese dei documenti relativi all’implementazione di IDDSI, che vorremmo poi applicare in Ospedale a Biella entro la fine dell’anno – aggiunge la dietista – È importante sottolineare che la presa in carico del paziente disfagico riguarda una serie di figure professionali che lavorano in team. Fisiatri, logopedisti e otorinolaringoiatri si occupano della valutazione della disfagia e indicano la consistenza degli alimenti più adatta al soggetto, il dietista e il dietologo definiscono un regime alimentare bilanciato e la correttezza dei nutrienti, mentre il personale infermieristico e sanitario si occupa della gestione del paziente disfagico.
«Inoltre in ambito ospedaliero è rilevante anche la collaborazione con i cuochi che si occupano della preparazione dei pasti dei degenti; grazie alla loro professionalità diventa possibile attuare i piatti delle diete per disfagia rispettandone la composizione e la consistenza. Inoltre l’opportunità di avere una cucina a gestione diretta costituisce un punto di forza per la preparazione di queste diete speciali. La formazione per gli specialisti all’utilizzo di questo Quadro dovrà essere allargata il più possibile, a vantaggio della sicurezza del paziente ma anche della raccolta dei dati per quanto riguarda gli outcome legati alla ricerca», aggiunge Cum.

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