BI24_2010/2020_IN FORMA CON DAVIDE. La grande domanda…

_Davide Moioli (Personal Trainer)
Volume, intensità, durata, densità, carico, Rom, frequenza: di tutte le variabili dell’allenamento, l’ultima rimane quella intorno alla quale persistono ancora i maggiori dubbi e divergenze di opinioni. Per cui, la domanda che più spesso i frequentatori delle palestre si pongono è: ogni quanto devo allenarmi? Meglio in mono o in multifrequenza? Ovviamente non esiste una risposta univoca, se non: dipende. Dal periodo che la singola persona sta attraversando, dalle sue caratteristiche psicofisiche, dagli obiettivi che si prefigge in quel – macro, meso, micro – ciclo, dal tipo di disciplina praticata, dall’anzianità di allenamento.
La supercompensazione ed i tempi della sintesi proteica non sono che due possibili indicatori a cui fare riferimento, ma non di certo gli unici. La supercompensazione è quella teoria secondo la quale: in un primo momento, le qualità e performance fisico-atletiche peggiorano dopo lo stress indotto dall’allenamento; poi, attraverso il riposo e l’alimentazione, si recupera fino a tornare al livello di partenza (compensazione); infine, in un terzo momento, avverrà la supercompensazione e le qualità miglioreranno.
Vi sono però diverse supercompensazioni con differenti tempistiche: i fosfati recuperano in alcuni minuti, il glicogeno nell’arco di una giornata o anche meno, mentre per fenomeni più complessi come il recupero delle fibre muscolari danneggiate o quello delle cellule nervose occorrono diversi giorni. Quanti? Anche qui, dipende. Dal tipo di allenamento, dal grado d’intensità dello stesso, da quanto bene ci alimentiamo e dormiamo, dallo stile di vita complessivo, dall’età e da svariati altri fattori che la complessità della vita non sempre permette di prevedere o di quantificare.
La sintesi proteica decresce dopo 48-72 ore, quindi seguendo questo criterio un muscolo andrebbe allenato ogni tre o quattro giorni. Anche questa logica, però, per quanto sia molto in voga ultimamente, non tiene conto di tutti gli altri parametri: acqua, glicogeno, sistema nervoso ed ormonale, ossa, articolazioni, ecc… In definitiva, è bene studiare ed approfondire queste nozioni, ma rimangono concetti che non forniscono una risposta completa ed esaustiva alla domanda iniziale. Va ribadito che tutti questi ragionamenti possono avere un senso soltanto se gli obiettivi riguardano principalmente la composizione corporea, o comunque se si utilizzano i sovraccarichi.
Al di fuori di questi ambiti specifici, in tutti gli sport ci si concentra su ben altre cose, in primis sul perfezionamento del gesto tecnico e si tende quindi ad abbondare con volumi e frequenze allenanti. Teoricamente, più l’atleta riesce a lavorare in overeaching senza finire in ovetraining, meglio è. Diverso il discorso per chi pratica attività fisica ai fini di migliorare la propria composizione corporea. Al di là di certe mode (dys)functional, che sembrano seguire una “scienza a parte”…

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