BI24_2010/2020_DALLA REGIONE PIEMONTE. Un gruppo di sindaci biellesi, scrive all’assessore Caucino sulla legge “Allontanamento Zero”

_I sindaci di Verrone, Ponderano, Mongrando, Benna, Borriana, Pettinengo, Bioglio, Vigliano, Netro, Roppolo, Viverone, Sandigliano, Occhieppo Inferiore e Superiore, Muzzano, Magnano, Pollone, Zumaglia, Casapinta, Candelo, Ternengo
All’Assessore alle Politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale, Pari Opportunità della Regione Piemonte, Dottoressa Chiara Caucino, siamo un gruppo di Sindaci del Biellese, abituati a confrontarci su diverse tematiche che riteniamo possano avere un riflesso importante sulla nostra attività amministrativa. Dopo attenta lettura dell’ultima bozza della proposta di legge “Allontanamento Zero”, ci siamo resi conto che sono state accolte ed apportate diverse modifiche richieste dal Coordinamento Enti gestori delle Funzioni Socio Assistenziali della Regione Piemonte. Di questo ringraziamo, ma vorremmo ancora porre l’attenzione su alcuni aspetti qui di seguito elencati.
Vogliamo innanzitutto sottolineare la nostra piena soddisfazione per il lavoro svolto dai nostri Servizi Socio Assistenziali, perché siamo convinti che operino in maniera professionale, sempre nell’interesse dei minori e delle loro famiglie. Riteniamo però che sarebbe necessario fossero stanziati fondi regionali dedicati alle finalità della legge, risorse aggiuntive finalizzate all’assunzione e alla formazione continua di operatori sociali e sanitari, affinché i Servizi possano davvero progettare con il coinvolgimento della famiglia, attività volte a prevenire l’allontanamento, come, ad esempio, già fatto nell’ambito del progetto “Pippi” e come indicato nel suo disegno di legge attraverso il PEF.
Tali fondi, destinati appositamente per le finalità sopra elencate, darebbero la giusta importanza all’operato dei nostri Servizi Sociali, che negli ultimi vent’anni, in sinergia con i Comuni, hanno costruito un rapporto di fiducia con il territorio. Infatti oggi i cittadini accedono con maggiore frequenza e più serenità ai Servizi, poiché li percepiscono come una possibilità concreta di sostegno e non come pericolo. Noi sindaci non possiamo vanificare questo importante traguardo ottenuto “sul campo” giorno dopo giorno. Un altro punto che richiederebbe, secondo noi, una modifica, riguarda il numero di figli che una famiglia affidataria dovrebbe avere, includendo figli naturali e affidati: la prospettiva di
ridimensionare tale numero da 6 a 5 ci preoccupa notevolmente, poiché potrebbe essere la causa di separazioni dolorose tra fratelli che, già in situazione di fragilità, rischierebbero anche l’ulteriore disagio della separazione.
In ultimo, la nostra proposta sarebbe quella di modificare leggermente il titolo della legge che da “Allontanamento 0” ad “Obiettivo allontanamento 0”, semplicemente per renderlo più realistico. Queste poche richieste sono frutto dell’esperienza maturata da noi sindaci in questi anni di amministrazione. Conosciamo personalmente famiglie affidatarie perché sono presenti anche nei nostri comuni e vogliamo sottolineare che ciò che le spinge a dare la loro disponibilità ad accogliere bambini in difficoltà non è il denaro, non è l’interesse economico, poiché quello che ricevono è pressoché un rimborso simbolico. Riteniamo, invece, che il loro servizio sia per la comunità un esempio di generosità ed altruismo. Le chiediamo, quindi, se possibile, di fare un ultimo sforzo e di accogliere le nostre istanze, con la convinzione che non siano frutto di espressioni di parti politiche, ma richieste di amministratori che prestano servizio per il bene del loro territorio. Sperando in un positivo riscontro Le porgiamo distinti saluti.

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