BI24_2010/2020_DAL CAPOLUOGO/2. Il Tavolo del Carcere di Biella, presenta il progetto “S-Prigioni Legami”: detenuti e figli più vicini

Il tavolo carcere di Biella darà avvio ad un innovativo progetto di rete volto a favorire l’inclusione sociale e contrastare situazioni di marginalità, disagio e fragilità connesse, con specifico riferimento al tema “carcere e genitorialità”. A tale proposito il progetto “S-Prigioni Legami” prevede azioni specifiche per supportare i genitori “ristretti” delle loro libertà personali e i loro figli, favorire relazioni costruttive, solidali e inclusive, e sensibilizzare l’opinione pubblica.
“In data 15 dicembre” aggiunge Sonia Caronni Garante dei diritti delle persone ristrette nella libertà per il Comune di Biella “è stata rinnovata per altri 4 anni la Carta dei diritti per i figli dei genitori detenuti, il protocollo di intesa è stato firmato dal Ministero della Giustizia, l’Agia (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) e l’Associazione Bambini Senza Sbarre onlus, e si ritiene assolutamente importante porre l’attenzione sui diritti dei minori figli delle persone ristrette della libertà, sia in termini di prevenzione che educativi. Si ritiene, infatti, che il genitore recluso possa essere comunque un buon papà malgrado la detenzione, riuscendo a mantenere il legame genitoriale, andando ad incidere sulla recidiva dei reati”.
Aggiunge il Prefetto di Biella Franca Tancredi “Ho accolto con entusiasmo la richiesta del Garante di presentare, qui in Prefettura, un progetto di così ampio respiro, peraltro, a pochi giorni dal rinnovo della “Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti”, da parte del Ministro della Giustizia. Quella dei bambini con almeno un genitore detenuto è una realtà dolorosa e traumatica, una esperienza che, per chi la vive, anche se in tenera età, rischia di compromettere non solo il suo rapporto con il genitore ma, nel lungo termine, anche il futuro del suo benessere psichico, fisico e sociale. Chi ha un genitore detenuto è “doppiamente” colpito, perché non soffre solo per la separazione dalla figura paterna/materna, ma soffre quotidianamente per la vergogna, il rifiuto sociale e il conseguente isolamento sociale. L’intera società è chiamata quindi a interrogarsi su questo triste fenomeno, alla ricerca di soluzioni alternative che prevedano la cura del disagio affettivo, economico, sociale, della devianza e della povertà. E il progetto, oggi presentato, va in questa direzione”.
L’iniziativa vuole coniugare diversi aspetti, formativi, culturali e sociali, per offrire risposte a 360 gradi, coinvolgendo molteplici realtà del territorio, dal capofila del progetto APS Bambini al Centro, alla Casa Circondariale di Biella, dal Centro Territoriale per il Volontariato, alla Caritas Diocesana, dalle amministrazioni pubbliche alle istituzioni scolastiche, nonché diverse associazioni locali che fanno parte del tavolo carcere. Nella prima fase di avvio progettuale (febbraio – marzo 2022) sarà attivato un percorso formativo rivolto a tutti gli operatori del territorio, e che vedrà il coinvolgimento diretto di associazioni ed esperti che da anni svolgono attività studi e ricerche sul tema (Associazione Bambini al Centro, Associazione ‘Ciao’, professoressa Francesca Maci dell’Università Cattolica di Milano, dottor Luigi Pagano ex Direttore del Carcere di San Vittore).
A seguire (marzo – ottobre 2022) saranno organizzate attività educative individuali e di gruppo, finalizzate a ridurre la dispersione scolastica, favorire la creazione di competenze e promuovere il senso di solidarietà e l’inclusione sociale. Verranno proposti incontri di sensibilizzazione rivolti alla comunità educante locale per aumentarne la consapevolezza e le conoscenze relative alle “famiglie ristrette” ed eventi per favorire il confronto e il dialogo come gruppi di auto mutuo aiuto, caffè letterari, momenti sportivi, per creare, quando e se possibile, un ponte tra l’interno e l’esterno del carcere.
Nel medesimo periodo verrà allestito uno sportello di ascolto con azioni specifiche sul tema della genitorialità, pensate per rafforzare le capacità relazionali dei genitori detenuti. L’obiettivo del progetto, oltre al supporto alle famiglie in difficoltà, sarà anche quello di generare un progressivo cambiamento su come viene percepito il carcere all’esterno, per eliminare pregiudizi negativi e consolidare una comunità coesa, attenta ai bisogni delle persone fragili e inclusiva. Il progetto è sostenuto da Regione Piemonte attraverso l’avviso pubblico “Sostegno a progetti di rilevanza locale promossi da soggetti del terzo settore”.

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