BI24_2010/2020_DAL CAPOLUOGO/2. Progetto ‘Sia Luce’: in Duomo, “L’arte e il mistero di Cristo, attraverso l’anno liturgico”

Prosegue il calendario di appuntamenti “Diventando simile agli uomini”. L’arte e il mistero di Cristo attraverso l’anno liturgico. Il secondo incontro, dal titolo La prima Teofania trinitaria. Il Battesimo di Cristo nell’arte, è previsto online giovedì 27 gennaio 2022 alle 21; il link per il collegamento alla piattaforma Zoom sarà disponibile prima dell’orario di inizio sui canali social della Cattedrale Santo Stefano di Biella. Al centro dell’incontro, il battesimo di Cristo che pone fine al lungo silenzio sulla sua gioventù e segna l’inizio della sua vita pubblica e della sua missione, suggellata dalla voce del Padre e dall’invio dello Spirito Santo, alla presenza di Giovanni, precursore e battezzatore del figlio di Dio. A guidare il pubblico in questo viaggio di spiritualità e bellezza saranno Emanuela Fogliadini e François Bœspflug, figure note nel mondo degli studi di teologia e di arte.
Gli incontri si svolgono nell’ambito del progetto Sia Luce, il progetto che dal 2018 mette in dialogo il tema del sacro con l’arte contemporanea, e sono a cura di Irene Finiguerra per BI-BOx Art Space. Il prossimo appuntamento si terrà mercoledì 30 marzo e sarà incentrato sul tema Vero Dio e vero uomo. Il mistero della Crocifissione di Cristo nell’arte: come rendere l’equilibrio, nella morte drammatica e infamante della croce, del mistero salvifico di Dio che si è fatto uomo? Dalla nuda croce, al Christus triumphans, il Christus patiens, fino a diventare simbolo di dolore universale, la Crocifissione scuote ed interroga. Chiude il ciclo di incontri, mercoledì 27 aprile Cristo è risorto!
I diversi modi di raccontare la Resurrezione nell’arte. La risurrezione di Cristo è l’affermazione centrale della fede cristiana, ma non ebbe testimoni oculari. L’arte si affida a diversi modelli per raccontare tale mistero: le donne mirofore al sepolcro, la discesa di Cristo agli Inferi e l’uscita vittoriosa dalla tomba. Sempre nell’ambito del progetto Sia Luce, prosegue fino al 23 gennaio 2022 l’esposizione nella Cattedrale di Santo Stefano dell’opera Studio per La barca, opera del novarese Felice Casorati. Appartenente a un collezionista privato biellese, l’opera è uno studio preparatorio, appunto, per La barca (1934), esposta a sua volta nella Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza. Nel dipinto sono rappresentate due donne a bordo di una piccola imbarcazione: una in primo piano tiene in braccio un neonato mentre lo allatta; la seconda sta nello sfondo di spalle e in posizione quasi appartata.
François Bœspflug. Teologo, storico dell’arte e storico delle religioni, è professore emerito dell’Università di Strasburgo. È stato editore letterario per le Éditions du Cerf, titolare della Chaire du Louvre nel 2010 e della Cattedra Benedetto XVI a Ratisbona nel 2013. Le sue numerose pubblicazioni si focalizzano sulla storia delle religioni e la rappresentazione del divino.
Emanuela Fogliadini. Si occupa d’iconografia e storia della teologia bizantina-ortodossa. Dottore in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano nel 2014, ha conseguito anche il Dottorato in Storia presso l’Università Sapienza di Roma nel 2017. Dal 2014 è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Teologia ortodossa e Arte e Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano e Pavia. Impegnata nella valorizzazione del confronto tra iconografia, liturgia e teologia nello studio dei programmi iconografici di edifici sacri, ha pubblicato svariati saggi.
Felice Casorati. L’artista, di origine piemontese viene solitamente inserito nell’ambito del Realismo italiano per il suo ricercare delle immagini vicine alla realtà, pur negando di fatto le forme tradizionali della pittura del Realismo francese della metà del XIX secolo. Nelle opere di Casorati questo tratto è esemplare: soppressione della prospettiva centrale; offuscamento della logica del nesso spaziale; gioco tra vicinanza e lontananza dalla realtà, tra fedeltà al dettaglio e sommarietà, che porta a un senso di “fuori posto”, per cui l’immagine ritratta perde qualcosa della sua identità originaria. Utilizza la luce e le ombre per dare plasticità alle forme, ma la fonte di luce rimane sempre nascosta e l’origine delle ombre resta inspiegabile.

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