BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Chiudere il trading delle emissioni per fermare l’inflazione dei prezzi energetici”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Il 2022 si apre all’insegna dell’iperinflazione dei prezzi dell’energia. Mentre i prezzi del gas naturale sono aumentati di sei volte sui mercati a termine, le autorità di molti Paesi membri dell’UE hanno già concesso aumenti di oltre il 50% delle bollette dell’elettricità. Ma l’inflazione dei prezzi dell’energia si diffonde a tappeto su tutti i prezzi alla produzione e al consumo. Le cifre dell’inflazione generale in aumento sono solo la punta dell’iceberg .Noi del SAS abbiamo sistematicamente lanciato l’allarme contro l’esplosione iperinflazionistica, che sarebbe avvenuta come risultato della politica monetaria delle banche centrali, che ha continuamente inflazionato i prezzi dei titoli finanziari, come se questa prima o poi non esondasse nell’economia reale.
Gli economisti di scuola hanno sostenuto che “un po’ d’inflazione” avrebbe fatto bene all’economia, ma la storia insegna che una volta comparsa, l’inflazione è difficile da controllare. Ora, in questa situazione, con i trader finanziari in cerca di profitti speculando sulle materie prime, i governi occidentali – in particolare quelli dell’UE – hanno deciso di creare una scarsità artificiale su quei mercati utilizzando la leva fiscale. La cosiddetta Carbon Tax in Europa è riscossa tramite il Sistema di Trading delle Emissioni (ETS), che stabilisce un tetto alle emissioni per l’Unione. Col Green Deal europeo, il tetto si è abbassato ogni anno, aumentando automaticamente il prezzo della CO2.
Inoltre, l’ETS è diventato un vero e proprio mercato speculativo, con attori finanziari che negoziano titoli derivati sui certificati di emissione. Per questo motivo, la Polonia e la Repubblica Ceca hanno chiesto la chiusura dell’ETS, incontrando forti resistenze da parte di altri membri dell’UE. Uno studio commissionato all’Istituto per lo Studio degli Effetti dei Cambiamenti Climatici di Potsdam (PIK) è giunto alla conclusione che debba essere introdotto un meccanismo per distinguere tra speculazione “buona” (hedging) e cattiva. L’istituto propone che il desiderato “equilibrio” tra forze di mercato e hedging sia monitorato e controllato da un nuovo ente che operi a livello UE.
Tuttavia, le pratiche di hedging (assicurazione sull’oscillazione dei prezzi) non hanno mai fermato la speculazione, anzi, sono cresciute con la bolla. Perciò, l’iperinflazione che ora colpisce i prezzi dell’energia si trasmetterà a tutti i prezzi al consumo, perché 1. i prezzi energetici rimarranno alti tutto l’inverno e in primavera; 2. le banche centrali continueranno a fornire agli speculatori la liquidità necessaria; e 3. nel medio periodo, l’UE pianifica di aumentare la carbon tax espandendo l’ETS ad altri settori (trasporti marittimi e su ruota, abitazioni ecc.) ed introducendo una cosiddetta Border Adjustment Tax su prodotti “sporchi di carbonio” di altri Paesi.
Per fermare questa crisi artificiale devono essere prese alcune misure immediatamente: chiudere il sistema ETS; ribaltare la politica energetica che punisce la CO2; permettere l’uso immediato del gasdotto Nord Stream 2 già riempito di gas dalla Russia; abbandonare il sistema britannico dei mercati a pronti e a termine e tornare ai contratti a lungo termine tra Stati. Mentre ciò raffredderà la situazione sul mercato dell’energia, non neutralizzerà il potenziale iperinflazionistico della bolla finanziaria. Questo deve essere affrontato con le “Quattro Leggi” di Lyndon LaRouche, cominciando col togliere il tappeto sotto i piedi della speculazione con la separazione tra banche commerciali e banche d’affari.

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