BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Ecco perché alla fine, la soluzione di ‘LaRouche’ funzionerà…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
L’idea proposta da Helga Zepp-LaRouche di fare del 2022 l'”Anno di LaRouche” non è una richiesta onorifica, ispirata solo dal desiderio di vedere che un gigante intellettuale abbia il riconoscimento che merita. Si tratta piuttosto di un intervento volto ad offrire, sia ai leader mondiali, che ai semplici cittadini le profonde intuizioni delle azioni necessarie ad allontanare il pericolo della guerra termonucleare. Lyndon LaRouche conosceva in modo impareggiabile le dinamiche che modellano la storia umana, che presentava dal punto di vista delle interrelazioni tra rapporti strategici, processi finanziari ed economici globali, progresso scientifico e cultura. Le soluzioni da lui sviluppate per la crisi di civiltà che si è sviluppata e aggravata dalla fine della seconda guerra mondiale, e specialmente dall’assassinio del presidente John Kennedy nel 1963, provengono dal un “approccio dall’alto verso il basso”, del tipo che pochi oggi possono apprezzare, per non dire replicare.
Ecco perché la crisi odierna è una minaccia esistenziale per la società umana e richiede un ritorno alla qualità del rigore filosofico-scientifico che caratterizzò gli scritti di LaRouche negli ultimi cinquant’anni. In questa sede dobbiamo limitarci ad uno sguardo fugace alla sua opera. Tuttavia, una breve citazione da una dichiarazione fatta durante un webcast del 23 dicembre 2011 può invogliare il lettore ad approfondire la conoscenza del lascito intellettuale di LaRouche. Il testo del webcast è stato pubblicato con il titolo: “Per fermare la guerra termonucleare occorre una ripresa economica mondiale” LaRouche inizia identificando la causa dell’aumentato pericolo di guerra durante la presidenza Obama nella “intenzione” di un’oligarchia globale, annidata nella City di Londra “di eliminare due nazioni – Russia e Cina”. L’urgenza è data dal fatto che dal 2007 il mondo transatlantico affronta una crisi di bancarotta accelerata. Per proteggere il valore della carta senza valore nelle mani degli istituti finanziari controllati da quell’oligarchia, sono stati pompati volumi senza precedenti di liquidità nel sistema, non per creare una ripresa economica reale, ma per mantenere l’illusione della solvibilità.
Era chiaro allora, come lo è oggi, che le nazioni sovrane di Russia e Cina non si sarebbero sottomesse al salvataggio dei predatori, e questo le ha rese i bersagli finali. Il processo descritto qui da LaRouche è poi entrato in una nuova fase, ancor più grave, dopo il quasi-crollo finanziario del settembre 2019, con Russia e Cina a rappresentare di nuovo i principali ostacoli ad una dittatura finanziaria globale conosciuta come il Grande Reset, che, col pretesto di salvare il clima, attuerebbe un programma malthusiano. Da qui le attuali provocazioni contro la Russia, usando l’Ucraina, e contro la Cina, usando Taiwan. Per togliere potere ai predatori della City di Londra e di Wall Street, che hanno imposto il saccheggio attraverso le forze armate degli Stati Uniti, la Nato e la guerra di intelligence (compresi i “colpi di stato per imporre cambi di regime”), LaRouche propose un’alleanza tra Quattro Potenze: Russia, Cina, India e Stati Uniti liberati dall’impero britannico.
Queste nazioni possiedono la potenziale forza economica per mettere in atto le misure necessarie alla transizione da un sistema giunto al collasso, ad un Nuovo Paradigma di crescita. Per realizzare questo, LaRouche stilò le sue Quattro Leggi Economiche che fanno leva su un accordo per sottoporre l’economia mondiale ad una “riorganizzazione fallimentare”, incentrata sul ripristino del sistema di separazione bancaria (Glass-Steagall), a suo tempo introdotto da Franklin Delano Roosevelt. Se ciò fosse fatto in modo coordinato, cancellerebbe gli attivi senza valore che si trovano nei bilanci degli istituti finanziari in bancarotta, aprendo la strada a nuovi crediti emessi da banche nazionali sovrane. Ogni nazione sarebbe in grado di generare credito per rilanciare l’economia fisica, con un’enfasi sullo sviluppo di nuove piattaforme infrastrutturali e settori alle frontiere della scienza, come la fusione nucleare e l’esplorazione dello spazio. Non c’è alternativa alla “soluzione LaRouche”. Rischiare una guerra termonucleare per sostenere un sistema che è irrimediabilmente in bancarotta non è un’opzione accettabile.

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