BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La politica energetica della Germania minaccia tutta l’Europa”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Mentre l’anno 2021 volge al termine, l’Ue affronta crisi e sfide politiche molto gravi, non ultima l’impennata dei prezzi dell’energia. L’esplosione dei prezzi in corso sui mercati a pronti del gas naturale non può essere messa sotto controllo, a meno che l’Unione europea non prenda finalmente la decisione, attesa da tempo, di vietare la speculazione sul mercato spot e tornare a contratti a lungo termine con il principale fornitore di gas, che è la Russia, a prezzi fissi e prevedibili. Ciò includerebbe la concessione della licenza al gasdotto Nord Stream 2 e l’astensione da ulteriori ritardi burocratici. Anche se le istituzioni dell’Ue sostengono che interferire con il mercato andrebbe contro le “regole di base” del sistema europeo, non farlo destabilizzerà l’intero continente, soprattutto perché questo inverno sarà particolarmente rigido.
Inoltre la crisi energetica sarà esacerbata dall’insistenza della Germania sull’uscita totale, entro la fine del 2022, dal nucleare, che tuttora fornisce circa il 12% della produzione elettrica nazionale. Già ora, come hanno dimostrato numerosi blackout durante il 2021, il sistema basato su eolico e fotovoltaico è caratterizzato da improvvise instabilità nella rete europea causate da cali sostanziali nella produzione di energia in uno o più stati membri dell’UE. Con il venir meno della Germania come componente principale del carico di base in questo sistema, viene minacciata la sicurezza energetica in tutta l’Europa. È inaccettabile anche che la Germania faccia affidamento su importazioni continue e crescenti di elettricità dai suoi vicini, in particolare dalla Francia, il cui settore nucleare, a causa dei ritardi nella manutenzione dei reattori dovuti alla pandemia negli ultimi due anni, funzionerà solo all’80% della propria capacità nel 2022.
Anche se il nuovo governo tedesco accetta per il momento che la Francia continui a favorire lo sviluppo dell’energia nucleare, mentre i francesi accettano la dipendenza tedesca dal carbone e dal gas, il lato tedesco di questo compromesso politico rimane altamente instabile a causa della geopolitica anti-russa della nuova coalizione al governo a Berlino. Infatti, nelle sue prime due settimane di mandato, il governo Scholz ha attaccato la Russia quasi quotidianamente.
I due leader del Partito Verde, il ministro degli Esteri Annalena Baerbock e il ministro dell’Economia Robert Habeck, si sono opposti al progetto Nord Stream 2 e hanno dato credibilità alle accuse di Kiev di un’imminente invasione russa, mentre il ministro della Difesa Christine Lambrecht, della Spd, ha fatto un giro nelle tre Repubbliche Baltiche assicurando loro il sostegno tedesco contro le presunte minacce russe e il presidente della commissione Esteri del Bundestag, Michael Roth (anche lui della Spd), ha definito “inaccettabile per la Nato” la richiesta da parte di Mosca di garanzie sulla propria sicurezza. Sarebbe ingenuo credere che la Russia ignorerà completamente le provocazioni e continuerà a pompare gas naturale nonostante l’aperta ostilità e le minacce di nuove sanzioni economiche. Qualsiasi “sanzione in natura” da parte di Mosca sarebbe dannosa non solo per la Germania, ma per tutta l’Europa.

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