BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Il crollo di Joe Biden nei sondaggi non implica un sostegno ai repubblicani”

_Sandro Delmastro delle Vedove
La popolarità del presidente Biden è in forte calo dal caotico ritiro dall’Afghanistan a metà agosto, che molti hanno visto come un segno di incompetenza della sua amministrazione. Da un picco del 56% di approvazione a giugno, il sostegno è sceso al 42,8% nella media dei sondaggi pubblicata l’8 novembre. Con ciò, dai tempi dell’amministrazione Nixon, Biden è al penultimo livello quanto a sostegno passati i 270 giorni in carica, appena prima di Donald Trump che era al 37%. Oltre al ritiro dall’Afghanistan, la popolarità di Biden è scemata a causa dell’impennata delle infezioni da COVID, degli effetti dell’inflazione dei prezzi e della rottura della filiera industriale, nonché dal ritardo nell’approvazione delle leggi sulle infrastrutture e di bilancio.
Il 2 novembre tutti questi fattori hanno contribuito alla sconfitta di Terry McAuliffe, il candidato democratico a governatore della Virginia, uno stato in cui Biden aveva vinto con più del 10% di scarto su Trump un anno fa. Nel New Jersey, dove Biden ha sconfitto Trump con il 16%, il governatore democratico in carica, Phil Murphy, ha vinto di misura contro un repubblicano relativamente sconosciuto. In Virginia, McAuliffe, che è stato governatore dal 2013 al 2017, si è dimostrato sordo verso le esigenze degli elettori esattamente come lo era Hillary Clinton. Mentre gli exit poll hanno mostrato che un terzo degli elettori ritiene che l’economia sia il problema principale, McAuliffe si è concentrato sul tentativo di screditare l’avversario, Glenn Youngkin, che aveva raccolto il sostegno di Donald Trump, arrivando a chiamarlo “Trumpkin”. Youngkin, al contrario, ha evidenziato il fatto che il Partito Democratico ha condotto una campagna esclusivamente su “temi sociali” radicali, come l’etnia e il genere, e il loro effetto distruttivo sulla scuola.
Questo ha mobilitato l’elettorato di Trump e ha convinto molti elettori di periferia e indipendenti, che avevano sostenuto Biden nel 2020, a scegliere Youngkin. I fedelissimi di Trump hanno colto al balzo il risultato in Virginia, proclamando che esso dimostra che l’ex presidente potrebbe facilmente sconfiggere Biden in una rivincita nel 2024. In realtà, Youngkin non ha il profilo di un Trumpista. Ha trascorso più di due decenni lavorando per il Carlyle Group, una società di consulenza finanziaria e di investimenti creata da Wall Street e dalle reti politiche di Bush, che si è specializzata in acquisizioni e lobbying per le aziende che facevano parte del più ampio establishment della difesa – lo stesso complesso militare industriale che Trump ha denunciato ripetutamente e contro cui ha combattuto, nel tentativo di porre fine alle “guerre permanenti”.
Il quadro generale vede un risultato che è l’ennesimo esempio di rabbia rivolta contro un establishment fuori dal mondo e che non dimostra alcun interesse per la situazione di coloro che soffrono a causa di tempi economici difficili. McAuliffe fa parte di quell’establishment, il che spiega perché ha ignorato i temi economici, così come il tema del curriculum di Youngkin, e si è invece messo in imbarazzo facendo di un ex presidente il problema.

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