BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La crisi dei fertilizzanti e delle materie prime esige un intervento pubblico”

_Sandro Delmastro delle Vedove
La politica monetaria iperinflazionistica delle banche centrali, combinata al calo della produzione fisica dovuto alla pandemia e ad una scarsità di energia provocata artificialmente dalle politiche di “transizione verde”, ha scatenato una dinamica distruttiva che esige una correzione urgente, se si vuole evitare un crollo senza precedenti delle economie nazionali. Come abbiamo spiegato spesso in questa newsletter, e come la rivista EIR approfondisce in un servizio questa settimana, questo processo è descritto dalla “tipica funzione di collasso”, o “tripla curva” di Lyndon LaRouche. Secondo il World Food Price Index della FAO, dall’ottobre 2020 all’ottobre 2021, i prezzi del cibo sono cresciuti del 31% e le scorte di cereali si stanno esaurendo. Particolarmente preoccupante è la produzione di fertilizzanti, che è stata duramente colpita dall’aumento del prezzo del gas naturale, oggi cinque volte più alto rispetto ad un anno fa.
Le imprese hanno dovuto ridurre la produzione o chiudere del tutto, come nel caso del gruppo norvegese Yara, uno dei giganti del settore, che ha ridotto la produzione di ammoniaca del 40%. Senza fertilizzanti ci sarà una sensibile riduzione della produzione agricola l’anno prossimo, il che significa una terribile penuria di cibo. In Francia, il principale produttore agricolo europeo, il prezzo dei fertilizzanti azotati ha raggiunto livelli record: una tonnellata di nitrato di ammonio costa più di 750 euro, mentre ne costava 300 in primavera. L’urea è quadruplicata dall’inizio dell’anno e ora costa 805 euro la tonnellata. Secondo l’analista finanziario Charles Sannat, citato su insolentiae.com, la produzione di azoto copre solo un terzo della domanda agricola nazionale. Come ha sottolineato, l’azoto è un elemento essenziale per la crescita delle piante ed è usato in forma liquida (soluzioni azotate) o solida (nitrato di ammonio, urea) per arricchire il contenuto del suolo.
Ma per produrre questi fertilizzanti chiave, c’è bisogno di ammoniaca, e l’ammoniaca si produce dal gas naturale, che ne rappresenta l’80% dei costi di produzione. I sindacati degli agricoltori prevedono perdite fino a 5 miliardi per i coltivatori, che dovranno pagare il sovrapprezzo dei fertilizzanti o accettare una grave riduzione delle rese. Tuttavia, i governi potrebbero intervenire per fermare l’aumento dei prezzi energetici, come dimostrano le misure prese dal governo cinese per imbrigliare la speculazione. Come risultato delle rigide regole imposte al mercato dei future di Shengzhen e dell’aumento della produzione di carbone, i prezzi di quest’ultimo sono scesi alla metà di quelli di un mese fa. Non è chiaro però se ciò sarà sufficiente per alleviare la grave crisi nella produzione mondiale di alluminio, che dipende all’80% dal magnesio importato dalla Cina. I fornitori di alluminio stanno informando i clienti che i magazzini si esauriranno alla fine dell’anno. L’olandese Aldel ha sospeso la produzione di alluminio primario il primo novembre, a causa degli alti costi dell’elettricità. Anche il rame scarseggia.

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