BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “L’Africa ha bisogno di industrializzazione non di ‘obiettivi climatici’…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
In un commento pubblicato il 20 ottobre da Le Figaro, il consulente e imprenditore francese Francis Journot, direttore del “Piano di regionalizzazione della produzione Europa-Africa”, sostiene con forza l’industrializzazione e la modernizzazione dell’Africa – “anche se questo va contro gli obiettivi climatici”. Altrimenti, avverte, ci sarà un drammatico aumento di “situazioni di estrema povertà, malnutrizione e conseguente caos in tutto il continente”, con centinaia di milioni di africani costretti a fuggire “per scampare alla fame e alla morte”. L’intervento di Journot è un salutare contrappunto alla linea dominante contraria allo sviluppo ed è significativo che Le Figaro abbia accettato di pubblicarlo pochi giorni prima della kermesse della COP26. L’IPCC, nota Journot, avverte che il cambiamento climatico minaccia di causare 250.000 morti in più all’anno, e quindi chiede una “neutralità del carbonio”, che impedirebbe lo sviluppo economico nei Paesi emergenti e in via di sviluppo.
Questa politica, scrive, “condannerà centinaia di milioni di persone a rimanere in estrema povertà in un momento in cui quasi 900 milioni di persone nel mondo sono denutrite e un milione di loro muore ogni mese per questo flagello”. Quindi, riservare finanziamenti a certi progetti solo perché soddisfano criteri verdi o digitali, quando sappiamo che creeranno pochi o nessun posto di lavoro – e il più delle volte falliranno per la mancanza di infrastrutture o di ecosistemi efficienti – sarebbe poco saggio”. Indipendentemente dal fatto che si creda o meno che il cambiamento climatico sia causato dall’uomo, secondo Journot, lo sviluppo economico dell’Africa subsahariana è “più urgente del clima”. Prosegue mostrando come un piano di industrializzazione globale per l’Africa, sostenuto dall’Europa, potrebbe avere successo, piuttosto che perseguire semplicemente la politica fallimentare degli ultimi sei decenni, finanziando le ONG e “distribuendo elemosine”.
Le giovani generazioni africane sono ben istruite, formate e pronte a raccogliere la sfida, secondo lui. Quanto al dibattito sul cambiamento climatico, l’imprenditore francese sottolinea che la climatologia “è una scienza di interazioni, la cui molteplicità di fattori, le numerose discipline coinvolte e la mancanza di prevedibilità dovrebbero, per definizione, incoraggiarci ad essere più umili e prudenti”. Il “paradigma ambientalista” minaccia di condannare centinaia di milioni di poveri alla fame e alla morte, soprattutto nell’Africa subsahariana. E le popolazioni europee, quando gli “tsunami migratori metteranno fortemente sotto pressione i loro sistemi di protezione sociale, la loro cultura e la loro civiltà, potrebbero pentirsi di aver ceduto al dogmatismo”. “Sembra quindi rischioso sostenere, in nome di un principio di precauzione climatica, una politica ideologica che sicuramente sacrificherà gran parte dell’umanità. Forse domani dovremo affrontare lo sguardo delle nuove generazioni che giudicheranno i nostri errori. Speriamo che le istituzioni internazionali agiscano con responsabilità e comprendano le possibili conseguenze della loro pericolosa politica”.

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