BI24_2010/2020_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La DC tedesca farà la fine di quella italiana?”

_Sandro Delmastro delle Vedove
All’interno della CDU si intensificano le manovre per rimuovere il presidente del partito ed ex candidato cancelliere, Armin Laschet, dandogli la colpa dei cattivi risultati elettorali del partito alle elezioni politiche del 26 settembre, i più bassi nella storia del dopoguerra. Poiché è ormai quasi certo che il prossimo governo tedesco sarà guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz e sarà composto da SPD, Verdi e Liberali (FDP), gli avversari di Laschet nella CDU hanno bisogno di un capro espiatorio che si assuma la colpa della sconfitta. A guidare la campagna per la sostituzione di Laschet è il Wirtschaftsrat, la lobby economica della CDU, insieme al ministro della Sanità uscente Jens Spahn, che ha chiesto un congresso straordinario del partito a gennaio per prendere una decisione netta.
Anche se Spahn indubbiamente ambisce ad assumere a prendere lui la guida del partito, non è chiaro se abbia sufficienti sostenitori per farlo. All’ultimo congresso lo scorso gennaio, è stato sostenuto solo da una minoranza, mentre la maggioranza è andata a Laschet. Un secondo fattore, è Friedrich Merz, che è stato presidente della filiale tedesca di Blackrock per diversi anni fino alla fine del 2019, quando ha deciso di correre anche lui per la presidenza della CDU piazzandosi dietro a Laschet, staccato di pochi punti percentuali. A spoglio dei voti delle politiche concluso, Merz, come Spahn, ha chiesto un “riposizionamento urgente” del partito. Anche se non viene detto apertamente, questo implica che cadranno le teste al vertice.
Così, chiunque sia il prossimo presidente della CDU, è improbabile che si ricostituirà l’unità interna, il che indebolirà notevolmente il peso politico del partito. Tutte queste lotte intestine, aggravate dal fatto che la cancelliera Angela Merkel non ha proprio fatto campagna per Laschet, hanno impedito alla CDU di vincere le elezioni del 26 settembre. Pertanto, la prima colpa della sconfitta va al partito stesso, o meglio, a ciò che ne è stato fatto in diciotto anni di regno della Merkel (2000-2018). In questo periodo, la cancelliera si è assicurata che non nascesse nessun rivale serio con sufficiente sostegno all’interno del partito per sfidarla.
Il risultato netto di ciò è che diverse correnti stanno ora lottando per avere la meglio, mentre continua l’erosione della base elettorale negli ultimi anni, poiché il partito è diventato sempre più pro-austerità e “verde”. Infatti, si stima che alle politiche 1,5 milioni di elettori siano migrati dalla CDU alla SPD. Il previsto rimpasto ai vertici avvierà una nuova fase nel declino della CDU, che probabilmente porterà alla sua autodistruzione come fattore determinante nella politica tedesca.

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