BI24_2010/20_DALLA REGIONE PIEMONTE/2. Via libera al piano di programmazione dei fondi europei 2021-2027: boccata d’ossigeno per ripartire

Via libera del Consiglio regionale al piano di programmazione dei fondi europei 2021-2027. Al dibattito ha partecipato il vicecapogruppo della Lega Salvini Piemonte e presidente della commissione Autonomia, sottolineando come il Documento strategico unitario sia una boccata d’ossigeno dopo la pandemia, gettando le basi per l’uscita dalla crisi. Difficoltà che il Piemonte stava attraversando anche prima dell’emergenza Covid: da qui la sfida necessaria di costruire un piano che sia capace di intercettare la capacità peculiare del nostro territorio di saper cogliere le occasioni.
Ora la priorità è quella di fare squadra e rete, così come è stato fatto durante il percorso che ha portato il Dsu in aula, confrontandosi in tutte le province con i vari interlocutori e gli stakeholders che hanno fornito idee e contributi. Un dibattito che ha fissato alcuni cardini, come quello della bioeconomia e dell’economia circolare, che dimostrano come il Piemonte sia sulla strada giusta per mettere le aziende nelle migliori condizioni per fare impresa. E non solo sul fronte dell’infrastrutturazione fisica, ma anche su quello di un’essenziale infrastrutturazione digitale, superando la divisione tra chi può fare per davvero rete e chi ancora non può accedere a una connessione veloce. Un gap che il Piemonte non può più permettersi.
Senza una struttura complessiva, fisica e immateriale, non ci sarebbe neppure l’architrave sulla quale strutturare le politiche economiche del prossimo futuro. E quindi sì all’intelligenza artificiale, al data science, a competenze che sono già sul nostro territorio grazie a realtà come il Politecnico di Torino o l’Università del Piemonte Orientale. Ma tra chi ha le conoscenze e chi vuole fare impresa deve posizionarsi chi è in grado di creare la domanda, ovvero le amministrazioni pubbliche. Ed è questo che deve fare la Regione, mettendo in campo politiche capaci di intercettare delle esigenze: senza domanda, infatti, non ci sarà mai l’offerta del privato.
In quest’ottica, la pandemia ha dimostrato che un investimento sulla Sanità e sui servizi alla persona è necessario per creare una sana economia della cura che potrà avere positive ricadute sociali ed economiche, partendo dalla straordinaria rete sociale della nostra regione. Le linee del Documento strategico unitario diventano così le linee guida che indicheranno un percorso non per i prossimi sette, ma per i prossimi 15 o vent’anni. Un’occasione che, anche grazie ai fondi del Pnrr, il Piemonte non può perdere. E verso la quale il Consiglio regionale deve rivendicare la propria centralità.

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