BI24_2010/20_DALLA POLIZIA PENITENZIARIA. Beneduci, Osapp: “Per tutelare gli agenti, utilizziamo le ‘bodycam’ anche in carcere…”

_Leo Beneduci (Segretario generale Osapp)
Questa Segreteria Generale reputa opportuno partecipare a codesta Amministrazione i contenuti del Provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati personali – cui la presente viene inoltrata per opportuna e doverosa notizia – concernente il parere sulla valutazione di impatto relativa al sistema dell’Arma Carabinieri “C-CAM” per l’acquisizione, la gestione e la conservazione delle immagini realizzate nel corso dei servizi di ordine pubblico attraverso i dispositivi digitali portatili di videoripresa. Peraltro, per quanto attiene al Corpo di Polizia penitenziaria, si ritiene tale provvedimento del Garante di estrema rilevanza e tale da richiedere l’immediata attenzione della S.V. Capo del Dipartimento su due questioni: disciplinare l’acquisizione, la gestione, la conservazione e il trattamento delle immagini acquisite attraverso i sistemi di videosorveglianza installati presso le Direzioni degli Istituti penitenziari anche alla luce della segnalazione di questa Segreteria sul probabile uso delle immagini per fini disciplinari (cfrs. da ultimo C.C. Roma-Rebibbbia N.C. tuttora priva di attenzione istituzionale e riscontro); l’incontrovertibile obbligo ex art.2087 cc di tutela e protezione del personale di Polizia penitenziaria sempre più esposto a rischi e responsabilità per la mancata organizzazione degli istituti penitenziari secondo le disposizioni della legge 354/1975 (raggruppamenti dei detenuti, vincolo di destinazione delle strutture, attuazione dei circuiti e dei regimi) e la puntuale attuazione degli strumenti previsti a tutela dell’ordine e sicurezza (art.14 bis lp – procedimenti disciplinari a carico dei detenuti intemperanti).
Tale situazione costituisce una ipoteca sulla serenità operativa del personale nei confronti del quale si registra, paradossalmente, un eccessivo impiego dello strumento disciplinare di cui al d.lgs 449/1992 per la asserita violazione di “evanescenti” ordini di servizio delle Direzioni. A ciò si aggiunga la moltitudine dei procedimenti penali a carico del personale di Polizia che l’amministrazione ritualmente sospende o allontana dalle sedi di servizio, nelle more dei (lunghi) accertamenti che si concludono con formule assolutorie. Per mero scrupolo si rappresenta che il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed ancor prima il Dipartimento della Pubblica Sicurezza hanno ritenuto opportuno dotare il personale di bodycam per documentare talune azioni illecite, spesso indirizzate proprio contro gli operatori [dotati di dispositivi di protezione a armi] dei reggimenti/battaglioni dell’Arma dei Carabinieri [fenomeno sovrapponibile a quello che accade nelle sezioni presidiate da un solo agente disarmato con 150 detenuti aperti] e individuare nelle videocamere lo strumento indispensabile per raccogliere, in un ‘teatro operativo particolarmente complesso, preziosi elementi probatori in ordine a condotte di natura penale, nonché l’applicazione delle misure di prevenzione personale [art.14 bis lp in ambito penitenziario]… Tali strumenti svolgono pure un effetto deterrente, specialmente per quanto riguarda le aggressioni rivolte direttamente al personale di polizia. Ciò posto si invita codesto Capo del Dipartimento a valutare la praticabilità delle predette iniziative, anche in ambito penitenziario e, a un tempo, si segnala – per quanto occorra e possa al Garante per la Protezione dei dati personali, la probabile violazione da parte dei direttori penitenziari delle disposizioni in materia di acquisizione, gestione, conservazione e trattamento delle immagini in ambito penitenziario.

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