BI24_2010/20_DALLA POLIZIA PENITENZIARIA. Beneduci, Osapp: “Nelle carceri bisogna istituire un servizio di controllo anti-droga”

_Leo Beneduci (Segretario generale Osapp)
Questa Segreteria Generale reputa opportuno richiamare l’attenzione delle Autorità politiche del Dicastero della Giustizia e dell’Amministrazione penitenziaria centrale sugli eventi critici che riguardano i sequestri di droga in ambito penitenziario (da ultimo 500 gr. presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale) per rammentare che sullo Stato e, quindi, sull’Amministrazione penitenziaria – incombono gli obblighi positivi del “facere” per la tutela della vita degli individui, mediante l’adozione di ogni misura appropriata di natura preventiva per salvaguardare la vita di coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione.
Ne discende, per quel che rileva in questa sede, la necessità di prevenire e contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio in ambito carcerario, posto che il traffico di sostanze stupefacenti (in un contesto di legalità e di rieducazione finalizzate al reinserimento sociale) oltre che essere indice della perpetuazione di gravi reati (artt.73, 74 e 80 c.2 del dpr 309/1990) costituisce un fattore di rischio per l’incolumità dei detenuti i cui decessi, peraltro, vengono spesso valutati in termini di responsabilità del personale di Polizia Penitenziaria.
A tale riguardo, occorre fare una precisazione sui livelli di competenze del Direttore penitenziario (così come esplicitato e ribadito dalla giurisprudenza interna di cui codesta Amministrazione ha adeguata cognizione per la frequente soccombenza nel contenzioso) che, si badi, si avvale della Polizia penitenziaria, come peraltro confermato da consolidata giurisprudenza interna, le cui attribuzioni e competenze si sviluppano in un contesto che il Direttore deve organizzare per assicurare la sicurezza. In sostanza, il Direttore esercita i controlli necessari sui generi e gli oggetti non consentiti (art.14 dpr 230/2000) li ritira e più in generale disciplina la vita e il lavoro in ambito penitenziario.
Ne discende che i consueti canali di approvvigionamento di sostanze, identificabili nelle macroaree dei colloqui, lanci dall’esterno e possibili corrieri interni, soggiacciono ad una precisa disciplina che il Direttore sviluppa nel solco delle previsioni di legge; di queste la Polizia Penitenziaria tiene conto esercitando le prerogative di status (ad es. perquisizioni d’iniziativa ex art.103 dpr 309/90). La Polizia Penitenziaria, dal canto suo, esercita competenze e attribuzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e ciò emerge plasticamente dall’art.14 dpr 230/2000.
Il Direttore stabilisce, quindi, quali generi possono entrare e li ritira (lui per espressa previsione di legge e non già l’agente della portineria) la Polizia Penitenziaria procede eventualmente al sequestro del corpo del reato curando gli adempimenti ex art.347 cpp e norme ad esso correlate. In considerazione di ciò, si ritiene che la prevenzione e il contrasto dell’ingresso di droga, attraverso i sopraindicati canali, sia indifferibile e postuli l’istituzione di un qualificato servizio antidroga che avrebbe il pregio di restituire sicurezza e legalità al sistema e, ad un tempo, di scongiurare morti da overdose spesso determinate dal diverso principio attivo in ogni piazza di spaccio (ad es. quelle di Napoli sono molto più pesanti rispetto ad Avellino e quindi in caso di trasferimenti di detenuti da una piazza “leggera” a quella “pesante” il rischio overdose è tutt’altro che improbabile).
Sempre sul piano della giurisprudenza della Corte Europea si rileva che sullo Stato incombe una obbligazione di mezzo e, quindi, anche in ambito penitenziario e, forse, soprattutto in ambito penitenziario in questo momento, si deve profondere ogni sforzo per la prevenzione e il contrasto del traffico di droga attraverso servizi specializzati, per scongiurare i decessi e, assai spesso, le connesse attività delle organizzazioni criminali in carcere.
Ciò posto e riprendendo il monito sull’adozione di ogni misura appropriata di natura preventiva per salvaguardare la vita di coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione (K.c. Polonia [GC], n.30210/96, 94, CEDU 2000 XI ed altre di analogo tenore) si ritiene opportuna una riflessione sull’argomento.

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