BI24_2010/20_LA STORIA. Il calvario di una donna: “Sono ischemica, ma non ho il covid… L’ambulanza arriva 40 minuti dopo”

Un viaggio allucinante. Come nel famoso film del 1966. E’ quello che ha vissuto, domenica scorsa all’alba, una donna di Biella di 52 anni. Il motivo? La signora ha problemi di salute anche seri, ma purtroppo per lei non ha il covid. In sostanza, “non è di moda”. O forse solo, non alimenta la fabbrica del terrore che da quasi due anni tiene in ostaggio l’Italia ed il mondo.
“Premetto che sono ischemica: già 8 anni fa, sono arrivata in ospedale e mi hanno presa letteralmente per i capelli. Domenica scorsa, alle 5.30 del mattino, ho avvertito gli stessi sintomi di quella volta: un mal di stomaco terribile, torpore alle gambe ed alle braccia. Non riuscivo neanche a parlare: con un filo di voce ho chiamato il mio compagno che abita a poche centinaia di metri da me”.
L’uomo, 47 anni, spaventato, avverte subito il 118. E come al solito, come accade ormai dai alcuni anni, risponde una voce anonima dalla provincia di Novara. Che di fronte al quadro della situazione, inizia a fare domande inutili e fuoriluogo: il covid… il vaccino… Il compagno della donna si spazientisce e richiede l’intervento dell’ambulanza. Risultato? Musichetta d’attesa. E poi le stesse domande inutili e fuoriluogo da Biella.
Il 47enne, sicuro che l’ambulanza stia per arrivare a casa della compagna, esce e si reca lì di corsa, col cuore in gola. Sale le scale, con un sospiro di sollievo appura che la donna è cosciente, ma dell’ambulanza nessuna traccia. Poco dopo scopre il perché. Ed il perché è inquietante… La sua compagna è stata contattata dalla centrale del 118 ed è stata bersagliata dalle… solite domande su covid e vaccini vari.
E con un filo di voce, ha spiegato che se era per ricoverarla per il covid, potevano anche non venire. La risposta dell’operatrice (evidentemente registrata) è un vero schifo: ‘Allora rifiuta l’ambulanza? Bene. Si aggiusti. Auguri…’. Il compagno della donna, incazzato come un puma, richiama subito, urla, incalza. Risultato? Musichetta d’attesa. Musichetta d’attesa. Musichetta d’attesa. E poi le stesse domande inutili e fuoriluogo da Biella.
Sono momenti drammatici. La donna è sdraiata in bagno dopo aver vomitato per l’ennesima volta. Il suo compagno è incredulo, arrabbiato, sotto shoc: richiede disperato l’arrivo dell’ambulanza. Che arriva solo 40 minuti dopo. “Gli operatori – riprende il suo racconto la 52enne – sono stati gentilissimi. Non sapevano del ritardo. Mi hanno trattato con dolcezza e sensibilità, mi hanno portato giù e siamo partiti alla volta dell’ospedale”.
Il “magic moment”, purtroppo, dura poco. Appena arrivata al pronto soccorso la donna ripiomba nell’incubo. Nonostante il compagno spieghi la situazione, nonostante gli spasmi della paziente, il personale se la prende comoda. Tanto non è covid… Ora, senza essere medici: se ti arriva in pronto soccorso un sospetto infarto, una sospetta ischemia cardiaca, la prima cosa dovrebbe essere chiamare un cardiologo. E poi fare un elettrocardiogramma. Sicuramente non sedare il paziente e fargli perdere conoscenza…
“E invece mi hanno sedato – conclude il racconto la protagonista di questa disdicevole disavventura – e sono rimasta praticamente incosciente dalle 7 del mattino alle 13. Forse mi hanno fatto il tampone… Forse mi hanno fatto gli esami del sangue… Forse mi hanno fatto l’elettrocardiogramma… Sicuramente non ho parlato con nessun cardiologo. Ed alla fine, mi hanno dimesso senza un foglio, senza l’esito degli esami e, soprattutto, con lo stesso dolore allo stomaco con cui ero entrata…”.

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