BI24_2010/20_DA “COMMUNITY SCHOOL”. Circa 3.000 bambini e 1.500 famiglie coinvolte nel progetto: “Un inizio, non una fine”

Circa 3mila bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni coinvolti almeno una volta dal progetto, 10mila presenze nelle attività, 1.500 famiglie con cui si è entrati in contatto: sono i numeri di due anni e mezzo di Community School, il patto territoriale attraverso il quale 47 partner pubblici e privati hanno cercato di mettere in campo azioni per aprire nuovi orizzonti ai giovani del Biellese, con il sostegno dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Ma le cifre non vogliono essere lette come un bilancio finale: sul palco di Cittadellarte, che venerdì 23 luglio ha ospitato l’incontro conclusivo del progetto, il pensiero dei presenti è rivolto al futuro. «Deve essere solo un inizio» ha detto Giorgia Colpo, presidente della cooperativa Tantintenti, ente capofila di Community School.
Eleonora Celano e la project manager Roberta Bacchi hanno raccontato la storia di più di due anni di lavoro, attraversati anche dall’incognita e dagli ostacoli del coronavirus. «Parlarci ci ha permesso di non stare fermi neppure nei mesi della pandemia» ha spiegato Roberta Bacchi. «Community School ha dato l’opportunità di ampliare ciò che ognuno dei partner stava facendo, con il plusvalore di metterlo in rete con tutti gli altri». I laboratori attivati sono stati 730 che hanno richiesto il lavoro di 74 operatori, dagli insegnanti agli educatori ma fino ai ballerini e ai musicisti. Tra le attività più seguite, il progetto “Bimbi in rete” con lezioni sull’uso di internet diventate ancora più preziose in tempi di didattica a distanza, ha coinvolto più di 1.100 alunni, mentre più di cinquecento hanno preso parte ai centri estivi e ai laboratori all’aperto. Uno dei temi-chiave è stata l’educazione non formale e l’uso di spazi diversi dalle aule della scuola («Una rigenerazione» come l’ha definita Ruggero Poi, uno dei coordinatori dell’Academy rivolta a insegnanti ed educatori): un video, girato proprio il giorno prima del lockdown, ha mostrato come un diverso approccio alla conoscenza può ottenere risultati tra chi deve imparare. «Abbiamo conosciuto un progetto serio, strutturato, ma anche libero e creativo» ha commentato Anna Zegna, che ha ospitato all’Oasi e alla Fondazione alcune delle attività non formali e lontano dalle aule. «Quando la mente incontra il cuore, l’uomo dà il meglio di sé».
A proposito dell’Academy, la scuola di alta formazione che ha impegnato le ultime settimane di Community School, l’appuntamento di venerdì è stato anche l’occasione per la consegna degli attestati di fine corso. Sono diventati “community manager” Maria Vittoria Brigato, Lara Miglietti, Ilaria Botta, Valentina Vezzoli, Roberta Bongiovanni, Roberta Mo, Luca Sartorello, Alberto Gallo, Martina Di Domenico, Federica Tos e Claudio Callegari. Il loro compito sarà aiutare a proseguire il lavoro del progetto nella comunità educante. Qualcosa è già accaduto con nuovi progetti che stanno germogliando, come ha ricordato Eleonora Celano: «C’è l’intreccio degli altri progetti sostenuti da Con i bambini, ovvero EduFabLab e Skilland. Ne sono nati altri, sul tema dell’educazione non formale: Scuola senza pareti (alla Trappa di Sordevolo), Fuori di classe (che ha coinvolto Tantintenti, Opificiodellarte e Fuoriluogo), Trails (“Territori rigenerati attraverso istruzione lavoro socialità”, con capofila Asa scuola aperta), Extragam, progetto D.O.C. Dopo la scuola per obiettivi comuni (percorsi formativi e educativi in orario extrascolastico realizzati da Tantintenti, ABC e Fondazione Olly). E poi c’è l’obiettivo vicino di vedere operativa Cascina Oremo, destinata a diventare il luogo dell’educazione, dell’orientamento e dell’integrazione nel Biellese». Su questo ha speso una considerazione Andrea Quaregna della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella: «Lavorare sulle competenze di ognuno fa da moltiplicatore di forze. Dobbiamo mantenere questa caratteristica e vogliamo che avvenga con Cascina Oremo, partita ufficialmente proprio in questi giorni con l’approvazione della delibera che dà il via ai lavori». Sarà lo spazio fisico che diventerà prezioso per dare continuità e aiutare i bambini e i ragazzi biellesi a rispondere alla domanda chiave che si era posta Community School: dove immaginarsi tra dieci anni? E perché proprio nel Biellese?

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