BI24_2010/20_DALLA REGIONE PIEMONTE/1. Lanzo, Lega: “La Bioeconomia e l’Economia della Cura, pilastri della politica industriale piemontese”

Riccardo Lanzo, vicepresidente del gruppo Lega Salvini Piemonte e presidente della commissione Autonomia, indica nella Bioeconomia e nell’Economia della Cura due degli asset strategici sui quali elaborare una politica industriale innovativa, coesiva e solidale per il Piemonte del post pandemia grazie ai fondi Next Generation Ue.
“Il Piemonte si trova ad affrontare un’uscita dalla crisi molto complessa – ha ricordato il consigliere Lanzo nel corso del suo intervento – ma grazie al piano Next Generation Ue sarà possibile definire un nuovo modello economico e sociale capace di tenere insieme la creazione di ricchezza attraverso la competitività industriale con la tenuta sociale e occupazionale. Un’economia competitiva ma che sia anche più inclusiva e resiliente, che sappia abbracciare territori oggi soggetti a grandi progetti di deindustrializzazione e che sappia coinvolgere le reti del saper fare e dell’imprenditorialità sociale, sfruttando quell’importante serbatoio di competenze tecnologiche e digitali di cui la nostra Regione è ancora dotata. Ed è proprio un piano come il Next Generation Ue, che fissa i suoi pilastri fondamentali nel green new deal, nella digitalizzazione e nell’inclusione, a identificare nella Bioeconomia e nell’Economia della Cura due traiettorie di specializzazione per il futuro del nostro Piemonte.
“La Bioeconomia, che comprende un vasto insieme di attività industriali che vanno dalla produzione di risorse biologiche alla loro lavorazione, ha l’indubbio valore di rigenerare aree oggi marginali e di poter diventare un efficace acceleratore per l’innovazione sostenibile e per una peculiare specializzazione della nostra regione qual è l’agricoltura. La Bioeconomia può quindi rappresentare un fattore di flessibilità, adattabilità e resilienza alla crisi post pandemia e può creare un’economia più sostenibile e pulita e capace di generare nuovi posti di lavoro approcciando tutti i territori, grazie a forme complesse di partenariato tra il pubblico, il privato e il terzo settore. Anche l’Economia della cura, che include il settore dei servizi sanitari e della cura delle persone, è un settore destinato a espandersi, vista la crescente domanda di salute e benessere e il progressivo invecchiamento della popolazione.
“La ‘White Economy’, oltre ad avere una produttività molto alta, può rappresentare un canale privilegiato di occupazione, soprattutto per i giovani, e offre potenziali economici e di innovazione enormi. L’opportunità è quella di far crescere una nuova generazione di imprese sociali che potranno contare sulla disponibilità di investimenti privati, su un mercato che già oggi genera una spesa per il welfare di decine di miliardi di euro da parte delle famiglie e sui numeri dello stesso terzo settore, che nel volgere di qualche anno potrebbe avere un’accelerazione impensabile per qualunque altro modello di business. E poi esistono le opportunità tecnologiche che il Piemonte può già offrire, una infrastruttura intangibile importantissima che potrebbe a breve arricchirsi con il Centro per l’Intelligenza Artificiale di Torino e che potrebbe accompagnare le nostre piccole imprese, le reti del saper fare e dell’imprenditorialità sociale verso la trasformazione dei loro prodotti e servizi per cogliere le opportunità del post Covid”.

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