BI24_2010/20_DA COMMUNITY SCHOOL. All’Academy, una interessante lezione sull’apprendimento del professor Alberto Oliverio

Il nostro cervello è fatto per imparare e, man mano che questo accade, la sua struttura cambia, arricchendosi di neuroni già nel primo anno di vita: Alberto Oliverio, medico, biologo ed esperto di neuroscienze, lo ha premesso nel suo incontro con i docenti-allievi dell’Academy di Community School, il corso di approfondimento che il progetto attivo dal 2019 ha offerto ad alcuni insegnanti ed educatori del Biellese. L’obiettivo è gettare un seme che vada oltre la scadenza naturale del patto territoriale, che ha riunito 47 realtà pubbliche e private ed è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Per riuscirci, l’iniziativa realizzata con la collaborazione di Cittadellarte, Il Filo da Tessere, Associazionedidee e cooperativa Tantintenti ha chiamato a sé esperti di rilievo e di esperienza.
Uno di loro è stato Alberto Oliverio, che ha uno stretto legame con il Biellese grazie alla moglie Anna Ferraris, a sua volta psicologa e docente universitaria esperta in educazione. Il suo intervento ha messo l’accento sull’analisi dei meccanismi di apprendimento, da anni oggetto di studi da parte della scienza. A un primo approccio dei cosiddetti comportamentisti, che davano importanza ai rapporti tra stimolo e risposta e agli incentivi e disincentivi per apprendere nozioni, si è sommato il cognitivismo che teorizza il meccanismo della scoperta come stimolato dalla curiosità e soddisfatto dall’acquisizione di competenza. Per questi teorici, sommare lodi e punizioni all’apprendimento è addirittura dannoso.
La scienza ha studiato con cura anche il modo in cui i processi di apprendimento si modificano con le età dei bambini. «Vuol dire» come spiega Oliverio «che gran parte della nostra capacità di interagire con l’ambiente dipende dal nostro cosiddetto controllo frontale. Le parti frontali della corteccia cerebrale sono le ultime che matureranno. Significa, in sintesi, che gli adolescenti hanno minore capacità di controllo delle proprie azioni rispetto agli adulti». Sino ai cinque anni sono meno sviluppate funzioni esecutive come inibizione (ovvero il saper escludere informazioni non necessarie), flessibilità (il saper passare da una funzione all’altra) o aggiornamento (essere in grado di modificare la propria memoria di lavoro in base all’informazione più recente).
Queste funzioni si sviluppano passo dopo passo fino a completarsi proprio nell’adolescenza. Il processo per accompagnare il bambino in questa crescita è stato altrettanto studiato, evidenziando per esempio il peso dell’esperienza: «Tutti gli apprendimenti» dice Oliverio «che hanno dimensione concreta e multimediale o richiedono al bambino di essere attivo hanno maggiore successo». Per evolversi, quindi, il cervello ha bisogno di fare esperienze tattili e motorie: necessita di tempi lenti anziché rapidi e di fare tentativi anche infruttuosi prima di raggiungere il risultato. E, in tempi di forzata didattica a distanza, la multimedialità rischia di essere un limite: «La realtà digitale ha anche aspetti utili ma nella prima infanzia è inadatta perché gli esseri umani sono concreti».
Allo stesso modo anche l’esercizio fisico migliora le attività cognitive. «Le memorie motorie» sottolinea l’esperto «sono solide, quelle semantiche legate al significato delle parole sono fragili: l’apprendimento recitato, per esempio, aiuta tantissimo nell’imparare una seconda lingua nella scuola primaria». Il gioco di movimento e di gruppo diventa in questo modo esercizio cognitivo. E può essere utile, come sanno gli allenatori delle squadre sportive, per imparare a gestire le emozioni «che sono temporanee» dice Oliverio. «Nel passato la cognizione si considerava staccata dalle emozioni. Oggi invece si parla di cognizione calda, in cui si implica che alcuni aspetti emotivi abbiano un’influenza positiva sull’apprendimento». Come in una squadra sportiva, la chiave è il controllo emotivo anche in un gruppo classe: utilizzare le emozioni può essere positivo.

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