BI24_2010/20_DA “COMMUNITY SCHOOL”. All’Academy ecco la lezione-laboratorio di Segni Mossi: niente scarpe e banchi, spazio a fogli, pennelli e specchi

Non si sta seduti al banco quando c’è un laboratorio di Segni Mossi. Anzi, a dire il vero i banchi spariscono proprio. Anche le scarpe restano fuori dalla porta. In compenso appaiono fogli, specchi, pastelli, pennarelli e, soprattutto, fantasia. Simona Lobefaro, coreografa, e Alessandro Lumare, artista visivo, entrano nelle scuole dal 2014 ispirati in prima battuta, come raccontano, dalla figlia. A Biella i loro allievi non sono stati bambini, ma i docenti e gli educatori dell’Academy di Community School, la scuola di formazione che segna l’ultimo periodo di attività del patto territoriale, che ha riunito 47 realtà pubbliche e private ed è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
L’obiettivo del pomeriggio di lezione è lo stesso dell’Academy: lasciare il segno nella comunità educante biellese perché abbia più strumenti per incidere sul futuro delle nuove generazioni anche a progetto terminato. Per raggiungerlo, il duo di Segni Mossi ha chiesto agli “allievi” di giocare con loro. Benché la lezione fosse rigorosamente a distanza, la videocamera a casa dei partecipanti ha inquadrato spazi più ampi della solita postazione alla scrivania. Sì, perché Simona Lobefaro e Alessandro Lumare hanno chiesto a tutti di mettersi alla prova, come se fossero loro i protagonisti di un laboratorio, muovendosi su una sedia su cui dovevano immaginare di essere inchiodati o usando la fantasia per simulare un’attività.
La danza e il segno sono gli elementi caratterizzanti delle loro lezioni: «Ma più ancora» ha spiegato la coreografa «è il gruppo a essere un elemento portante. Quando vediamo un altro fare qualcosa di bello, ci capita di pensare di non esserne capaci. Ma già guardandolo abbiamo cominciato a maturare interesse. È l’altro che ci indica la strada». E la danza «non è tanto la bellezza delle forme ma la comunicazione del nostro corpo con lo spazio che ci circonda». Vale lo stesso anche per pastelli, matite e pennarelli e per gli esercizi da svolgere con carta e fantasia: giocare con le forme di una mela è un lavoro diverso per ogni bambino che lo sperimenta. «Così s’impara che più punti di vista ci consentono di guardare meglio» dice Alessandro Lumare che, per illustrare i suoi libri per ragazzi, riesce a usare anche la schiuma del detersivo in una pentola messa a lavare.
La libertà di espressione è uno dei concetti-chiave, senza paura che quello che si fa sia sbagliato. «Non entriamo mai in una classe» ha raccontato la coppia «con un programma predefinito. Lasciamo che siano i bambini ad aiutarci a sviluppare il tema del giorno». Così laboratorio e lezione diventano divertenti, immaginando di muoversi come una nuvola o ricalcando il volto di un compagno di classe deformato contro una piastrella di plastica trasparente. Creatività fa anche rima con serenità, come ha osservato dal banco degli allievi Ruggero Poi, uno dei curatori dell’Academy
coprogettata da cooperativa sociale Tantintenti, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Associazionedidee e consorzio sociale Il Filo da Tessere: «È bello quando i bambini portano la propria casa a scuola, come se fosse una chiocciola. Ma è bello che i bambini che non possono vivere la casa come un luogo sereno ne trovino un’altra, calda e accogliente, proprio nella loro scuola».

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