BI24_2010/20_Sandro Delmastro: “Porre fine alle guerre permanenti (e alle manipolazioni feopolitiche) nel Sud Ovest Asiatico”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Da molti decenni ormai il Medio Oriente, più propriamente definito Sud Ovest Asiatico, è sottoposto a manipolazioni geopolitiche, crisi eterodirette e scontri bellici. Crimini contro l’umanità vengono commessi ancora oggi contro i popoli dello Yemen e della Siria. Questi gravi problemi sono stati affrontati nella terza sessione della conferenza dello Schiller Institute. Il discorso di apertura è stato pronunciato da Hussein Askary, coordinatore dello Schiller Institute per il Sud Ovest Asiatico, che ha lanciato un vibrante appello per portare finalmente giustizia nella regione. Nel Sud Ovest Asiatico vivono 500 milioni di persone, la maggior parte delle quali sono giovani e relativamente ben istruiti.
Cercano una prospettiva costruttiva quale alternativa alla geopolitica che tiene la regione in ostaggio con crisi, operazioni di cambio di regime e guerre. Askary ha ripercorso la lunga e appassionata campagna condotta a partire dagli anni ’70 da Lyndon LaRouche per assicurare alla regione lo sviluppo economico, con diversi piani concreti proposti e fortemente sostenuti in quel periodo, ma che alla fine sono stati vanificati dal predominio della strategia del “divide et impera” da parte dell’impero britannico. Askary, iracheno, è direttamente impegnato nell’istruzione dei giovani, sia nell’Iraq perseguitato dalla violenza, che nello Yemen devastato dalla guerra, sulla dottrina di economia fisica di Lyndon
LaRouche, i cui concetti vanno compresi per poter liberare quei Paesi dal dominio delle oligarchie. Ad Hussein Askary ha fatto seguito il ministro degli Esteri dello Yemen, Hisham Sharaf, che ha ricordato come la sua nazione stia sopportando il sesto anno di una guerra condotta dall’Arabia Saudita e dagli Emirati. Il blocco imposto da questi Paesi impedisce l’ingresso nello Yemen degli aiuti alimentari, dei medicinali e delle forniture per combattere il Coronavirus, mentre la recente conferenza dei donatori dell’ONU non è riuscita a trovare nemmeno la metà delle somme urgentemente richieste dall’ONU.
Ciononostante, la popolazione yemenita rimane ottimista sulla possibilità di raggiungere la pace, anche se non accetterà mai le condizioni dettate dagli aggressori. Il ministro Sharaf ha espresso la speranza che, “una volta che le armi tacciano”, il suo Paese si unirà attivamente al progetto della Nuova Via della Seta, non solo per beneficiarne, ma anche per dare il proprio contributo positivo al resto del mondo. Lo sviluppo del suo Paese, nel contesto della Iniziativa Belt and Road della Cina o del Ponte terrestre mondiale dello Schiller Institute, è stato il tema anche del relatore seguente, Haidar Al Fuadi, membro del Parlamento iracheno. Al Fuadi ha sottolineato l’importanza di attivare l’accordo Iraq-Cina, che mira a ripristinare le infrastrutture del Paese distrutte dalla guerra, creare occupazione per le giovani generazioni e superare l’attuale dipendenza dell’Iraq dalle entrate della produzione di petrolio.
Decine di migliaia di giovani iracheni, ha detto, potrebbero ricevere formazione e lavoro nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali, tra cui il grande porto di Faw e le linee ferroviarie in tutto il paese. Shakeel Ahmad Ramay, direttore del China Center al Sustainable Development Policy Institute in Pakistan, ha parlato del Corridoio economico Cina-Pakistan, la cui prima fase ha creato 700.000 posti di lavoro per i pakistani e genererà 4 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Lo sviluppo di questo corridoio, ha mostrato, accorcerà anche le distanze di trasporto tra la Cina e l’Europa.

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