BI24_2010/20_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Un patriota americano denuncia le guerre di aggressione”

_Sandro Delmastro delle Vedove
L’ex senatore dello Stato della Virginia Richard Black, è un reduce di guerra e un patriota americano, ma rifiuta profondamente la politica estera USA degli anni recenti. Il suo intervento alla conferenza dello Schiller Institute ha spinto alcuni partecipanti alla chat a commentare che lo vedrebbero bene come ambasciatore nel proprio Paese. Riferendosi alle dichiarazioni del segretario di Stato USA Tony Blinken sulla necessità che la Cina rispetti “l’ordine basato sulle regole”, Black si è chiesto: “Quali sono queste regole di cui parliamo sempre? Sembra che siano quelle che gli USA decidono al momento”. “Che diritto abbiamo di confiscare le navi di altre nazioni in mare aperto? Le regole dicono che questo è un atto di guerra.
Ma non siamo in guerra; e allora le regole dicono che i sequestri sono atti di pirateria. Quali regole ci permettono di imporre blocchi navali a Siria, Iran e Venezuela? Non sono, questi, atti di guerra? “Quale ordine basato sulle regole dice che possiamo dire alla Germania che la puniremo se si collegano alla Russia con un gasdotto? Quali regole ci permettono di dettare il commercio a qualsiasi nazione sovrana? “Invadiamo paesi sovrani come Serbia, Iraq, Libia, Yemen e Siria, lasciandoli in macerie. Non proibisce, l’ordine basato sulle regole, le guerre di aggressione? Non processammo i nazisti a Norimberga proprio per queste azioni? Quali regole fanno delle guerre di aggressione un crimine per i nazisti, ma non per noi? “Ci dicono che combattiamo una guerra al terrorismo, ma non è vero.
Siamo alleati dei terroristi, come Al Qaeda, in una spietata missione per distruggere le civiltà arabe in tutto il Medio Oriente. Sono pochi gli americani in grado di elencare le nostre guerre: Serbia, Iraq, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Ucraina. Nessuna di queste nazioni ci ha attaccato: le abbiamo attaccate tutte noi.” Nel caso della Siria, questa era un paese democratico con un’economia stabile e poca povertà, in cui tutti godevano delle libertà religiose (al contrario dell’Arabia Saudita), ma l’establishment di Washington pianificava di rovesciare il governo legittimo di Damasco già nel 2006. Il sen. Black ha concluso: “Gli americani si sentono regolarmente ricordare che ‘non prendiamo di mira il popolo, ma solo i leader’.
Sciocchezze. Rubiamo il cibo, il carburante e le medicine ai poveri. Blocchiamo le forniture per la ricostruzione, così i giovani siriani devono combattere per sopravvivere o morire di fame. Se cessassimo il blocco essi potrebbero ricostruire il paese. Per ora, l’unica occupazione è la guerra, che andrà avanti finché continueremo a finanziarla. “Il mondo deve rifiutare queste guerre infinite. Combattiamo contro i siriani da dieci anni, ma opprimiamo gli iracheni da trent’anni, bombardandoli pur occupando già il Paese. La pazzia deve finire”.

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