BI24_2010/20_DA “COMMUNITY SCHOOL”. ‘Papà c’è’: uno studio sulla capacità dei padri di oggi, di conciliare, se stessi, il lavori ed i figli

Conciliazione è solo una delle parole chiave per i papà del terzo millennio: significa riordinare il tempo della propria esistenza riuscendo a dedicarne al lavoro, a se stessi ma anche ai propri figli e alla famiglia. L’altra è condivisione delle responsabilità, non solo degli impegni ma anche della vita dei piccoli di casa, «perché è il lavoro che mi piace di più». A dirlo è stato uno dei genitori oggetto della ricerca svolta qualche mese fa dalla cooperativa Tantintenti e dal consorzio Il Filo da Tessere con un focus group al Trovatempo di Candelo. Dall’esperienza delle loro numerose attività accanto alle famiglie, i due enti sanno bene che si tratta di un pensiero sempre più comune.
«Succede con le nuove generazioni» dice Paola Merlino, de Il Filo da Tessere. «Iniziamo a vedere i padri più giovani con una mentalità diversa rispetto a quelli che li hanno preceduti. Sono più presenti e, in una sorta di reazione a catena, anche molti nonni curano i nipoti più di quanto abbiano fatto con i loro stessi figli». Il tema degli impegni familiari, da conciliare con quelli di lavoro, è stato reso ancora più di attualità dalla pandemia e dalle sue conseguenze: si pensi alla didattica a distanza che per i più piccoli ha portato non solo la scuola a casa, ma ha aggiunto tutte le complicazioni, tecnologiche e di comprensione, che spesso possono essere risolte solo dalla presenza costante di un adulto alle lezioni. E non necessariamente questo è un compito che ricade sulle sole mamme «che con l’emergenza-coronavirus» spiega Roberta Bacchi, della cooperativa Tantintenti «hanno rischiato di andare in tilt, pressate dal sovraccarico di impegni. Anche in questo contesto l’esperienza della condivisione delle responsabilità con i papà è vincente per tutti: per i genitori che partecipano attivamente alla crescita dei loro figli e per le famiglie stesse, dove i compiti sono suddivisi in modo più equo. Certo è che non tutto può essere delegato a papà e mamma. Sono necessarie politiche di welfare».
Le indagini dicono che l’occuparsi dei propri figli è anche una scelta di benessere. Lo dicono esplicitamente i padri portabandiera della conciliazione: «Mi piace essere un papà presente, è un modello affascinante, una scelta di vita» è una delle frasi emerse dal focus realizzato a Trovatempo. Non solo: «Non è la quantità ma è la qualità del tempo che dedichi a loro». O ancora: «I miei figli mi hanno reso una persona migliore». E, a proposito dell’evoluzione generazionale della figura di genitore, c’è chi l’ha sottolineata apertamente: «Voglio essere presente, giocoso, affettuoso, diverso da mio padre che c’era poco ed era autoritario».
Quanto ai numeri, un’indagine su cento papà del dicembre 2018 svolta da Il Filo da Tessere dice che la conciliazione dei tempi tra famiglia e lavoro è, per la maggioranza, non solo un’esigenza di donne e uomini ma
un’opportunità per vivere bene la paternità. Secondo una buona percentuale degli intervistati, però, è anche da considerarsi un’esigenza di tutti che la società scarica sulle donne. «Lo si nota anche nei contesti aziendali» dice Federica Collinetti, de Il Filo da Tessere «quando si scopre che gli strumenti di legge come i congedi parentali non solo sono ancora poco usati dai padri, ma incontrano una disponibilità minore anche da parte di alcuni datori di lavoro, più restii a concederli con naturalezza rispetto alla stessa richiesta fatta da una donna. Senza dimenticare quanta strada sia ancora necessario compiere per eliminare gli ostacoli che essere donna, e quindi potenzialmente madre, fa trovare davanti alla vita professionale».

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