BI24_2010/20_DAL CAPOLUOGO. Un anno di covid, l’assessore Scaramuzzi scrive ai cittadini: “Dodici mesi difficili, ma non abbiamo mollato…”

_Isabella Scaramuzzi (Assessore alle Politiche sociali Città di Biella)
È passato un anno da quando mi sono trovata “catapultata” in un’altra realtà.
Il Covid-19 – questo sconosciuto – stava prendendo il sopravvento, improvvisamente occorrevano risposte per i nostri cittadini, dovevamo far fronte ad un’emergenza data da “un estraneo” che non conoscevamo, di cui avevamo informazioni provenienti da voci lontane e spesso contraddittorie. In prima persona ho provato paura, incertezza, impotenza dovuta alla non conoscenza del problema… Ciò nonostante, come istituzione avevo ed avevamo il dovere di dare delle risposte!
Decidiamo di aprire il COC presso la nostra Protezione Civile, da sempre luogo deputato ad intervenire durante le calamità. Già, le calamità, nell’immaginario collettivo eventi catastrofici ben visibili, tangibili, anche misurabili, ma qui non si trattava di un terremoto, di un’alluvione. Ci siamo trovati di fronte alla più grande pandemia mai affrontata nel dopoguerra. Qualsiasi protocollo, procedura, contromisura andava inventata, predisposta. Come Protezione Civile e Servizi Sociali, in simbiosi, abbiamo avviato un percorso fatto inizialmente di semplici risposte alle telefonate che giornalmente si facevano sempre più pressanti, ognuna diversa dall’altra, ognuna di concittadini che manifestavano la loro paura, la loro incertezza, che noi stessi stavamo vivendo, ma che avevamo il dovere di affrontare ed analizzare in maniera lucida.
Si è poi aggiunto il lockdown, altro elemento sconosciuto. I decreti nazionali e regionali si susseguivano giorno dopo giorno, i ricoveri in ospedale aumentavano e la paura cresceva. Ho sentito il dovere di proseguire sul percorso tracciato, ispirato dall’idea di una grande famiglia. Avevamo iniziato un percorso, ancora oggi in essere, di sostegno morale e materiale dovuto nei confronti di tutti. Da un giorno all’altro non si poteva più uscire di casa, le attività commerciali erano state serrate in maniera arbitraria, i cittadini avevano difficoltà nel fare la spesa, nel reperire ricette e medicinali, gli anziani restavano senza aiuto dalla loro rete parentale e amicale, lo stesso tessuto sociale su cui si fondava – e fonda – la nostra comunità e l’Italia intera erano minati nelle fondamenta. Ma le risposte andavano date, coerenti, reali, ed in tempi strettissimi.
Condivido con voi un ricordo, che ancora mi fa tremare: una sera di fine marzo, erano da poco passate le 20 e stavo tornando verso casa terminata la mia giornata in Protezione Civile, davanti alle strade deserte, nessuna auto, nessuna persona per strada, il silenzio era rotto solo dal passaggio delle ambulanze a sirene spiegate, un suono che non riuscirò mai a dimenticare ma che mi ha motivato ad andare avanti insieme a quanti hanno creduto e credono in questa grande battaglia che stiamo ancora combattendo.
Giorno dopo giorno abbiamo costruito da zero queste risposte, con un lavoro incessante, senza sosta. Il mio messaggio, oggi, ricordando l’inizio di questa avventura, vuole essere sia di ringraziamento ma anche un invito. Il primo grazie agli operatori dei nostri servizi sociali che hanno vissuto un periodo di intensità ineguagliabile, dando risposte concrete alle necessità che ora dopo ora diventavano sempre più impellenti, il secondo grazie a tutti i volontari della protezione civile che indistintamente si sono prodigati per portare un messaggio di sollievo in tutte le case in cui sono entrati. Grazie perché ci avete consentito di consegnare buoni spesa, mascherine, medicinali e soprattutto, avete portato un sorriso e tanta umanità a tutti coloro con cui siamo entrati in contatto. L’emergenza purtroppo non è finita, i problemi che ci troviamo ancora oggi ad affrontare sono molti e non siamo in grado di prevedere quando potremo scrivere la parola “fine” ad essi. Crescono, e sono sempre più pressanti.
L’invito che voglio fare è far sapere che “noi ci siamo”, che i “Servizi Sociali” non sono solo una “presa in carico”, un servizio per pochi, faremo il possibile per offrire un sostegno a quanti, a causa della pandemia, sono in “affanno”; le forze in campo purtroppo sono limitate, ma la volontà politica è quella di rafforzare il Servizio sociale, affinché possa far fronte ai nuovi e modificati bisogni. A breve usciremo con nuovi bandi a sostegno di coloro che, in questo anno terribile, sono stati impossibilitati a pagare affitti e spese condominiali a causa della perdita o della riduzione del loro lavoro, a breve ritorneranno i buoni spesa e ci saranno ristori per le famiglie che non hanno potuto far fronte al pagamento della Tarip. Vorrei che gli aventi diritto ad avere accesso ai vari sussidi, mettessero da parte la paura, l’ansia, il disagio o la naturale vergogna e si rivolgesse con serenità.

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