BI24_2010/20_L’ITIS IN LUTTO PER PAOLA CANALE/3. Renato Iannì: “Una donna ‘incorniciata’ nel quadro del suo lavoro quotidiano…”

_Renato Iannì
La notizia è fatta di poche parole: la prof.ssa Paola Canale di 58 anni, insegnante di Matematica dal 1996 al Liceo Scientifico di Scienze Applicate del “Q. Sella” di Biella è deceduta all’alba delle ore 4 all’hospice dell’ospedale di Ponderano, dov’era ricoverata perché malata terminale di cancro. Poi i numeri cedono all’umanità di una vita che continua nei ricordi. Quante stelle nel cielo e quante gocce d’acqua nel mare: l’infinito, per farsi riconoscere da tutti, trova sempre uno spazio in cui adagiarsi, come un quadro che trova pace dentro a una cornice. Quanti giorni in una vita che continua, quanti incontri, quanti progetti… quante amicizie, nate per caso e concluse senza un perché che possa almeno consolare.
Paola Canale era una donna incorniciata nel quadro del suo lavoro, da cui non si staccava mai, al punto che, odiando farsi fotografare, di lei rimangono solo le labili immagini della memoria, ma ancorate a indelebili pennellate di grande umanità. Studentessa da ultimo banco e da prima della classe, non amava apparire neanche allora, e solo la sua innata disponibilità la faceva emergere, pur non volendo, dalla sua sensibilità discreta, dalla sua timida dolcezza. Aveva fama di insegnante tosta, ma di quelle che conoscono e sanno trasmettere, di quelle che non tradiscono anche quando fanno star male, perché pretendono che si dia tutto per meritare tutto, di quelle che ottengono rispetto per l’impegno e l’onestà. Non era un caso se, con la discrezione che l’accompagnava e con la passione di cui era capace, si metteva a difesa dei suoi allievi, gli stessi che aveva maltrattato perché da loro pretendeva il massimo.
Era una mia collega: spesso ci incontravamo e salutavamo, per le scale e i corridoi, tra le carte in perenne movimento della vicepresidenza, scambiando qualche battuta di secondi, un sorriso al volo, momenti rubati alla perenne fretta di raggiungere le aule e gli studenti per le lezioni che lei preparava con una cura… matematica. Paradossalmente, siamo stati più vicini quando la malattia, che l’ha inghiottita con la crudeltà tipica del cancro, ci ha voluti distanti.
È’ iniziato un gioco, fatto di messaggi e di battute, il cui punto di forza era il non lasciarsi abbattere, il difendere il sorriso contro ogni resa alla rassegnata depressione. Anche la speranza a volte può morire, ma lei l’ha tenuta in vita fino all’ultimo offuscato sguardo alla stanza d’ospedale, quando all’hospice, il suo corpo pallido e inerte ha salutato per l’ultima volta sua sorella e suo fratello, l’ultimo albore sulla sua terra amata. Tra noi è rimasta un’amicizia senza abbracci, un’assonanza senza voci o sguardi, forse una goccia d’acqua in più nel mare o una stella lontana, che ha ancora voglia di volare, bionda e sorridente, in un cielo senza malattie.

I commenti sono chiusi.