BI24_2010/20_L’ITIS IN LUTTO PER PAOLA CANALE/2. I colleghi: “Quell’ultimo esame di Stato e tu, lucida e caparbia oltre il dolore…”

_I “tuoi” colleghi
Era la fine di febbraio, l’inizio di marzo 2020 e, in fretta e furia, nella più totale imprevedibilità della situazione, il nostro primo pensiero riguardò gli studenti: come aiutarli, come portare avanti l’anno scolastico, come contattarli, che cosa fare praticamente? Noi insegnanti, in quattro e quattr’otto cercammo delle soluzioni a cui mai avremmo pensato prima, le mettemmo in pratica, a volte in modo pionieristico, altre volte con più consapevolezza, animati dalla ferma volontà che neanche il Covid avrebbe potuto fermare la forza del sapere.
Di lì a poco i ragazzi tornarono a salutarci, certo da uno schermo, ma riuscivamo a vederci, ci confrontavamo e si faceva il possibile per dare una parvenza di normalità a ciò che di normale non aveva proprio nulla. Quei colleghi che per anni si erano incontrati tra le pareti scolastiche e che avevano formato dei Consigli di Classe anche solidi e continuativi, durante la chiusura forzata non vennero divisi, semmai si unirono maggiormente: l’appuntamento era on line, una, due volte a settimana, chi ne sapeva di più lo metteva a disposizione degli altri, chi scopriva qualche interessante stratagemma tecnologico lo insegnava, chi preparava materiali li condivideva, in un’atmosfera di totale armonia che mai, forse, avevamo sperimentato nella nostra “precedente normalità”.
Strano, vero? Quando tutto parlava di isolamento, noi ci stavamo avvicinando sempre più!
È in questa occasione che ci siamo resi conto di come fosse stata una fortuna, esserci incontrati, avere avuto la possibilità di lavorare insieme e di come umanamente e professionalmente, ognuno di noi dava e riceveva allo stesso modo, uno scambio tra persone consapevoli del proprio ruolo e della propria responsabilità. La scuola, in fin dei conti, è questo: interazione umana, condivisione, scambio, confronto tra tutti i soggetti coinvolti. È in questa occasione che ci siamo resi conto, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come fosse stata una fortuna, avere conosciuto Paola.
Paola fu la prima a tirarsi su le maniche e ad inventare un nuovo modo di proporre le lezioni e a condividerlo con i compagni d’avventura, più che colleghi. Non era altro che una conferma: lei è sempre stata pronta a confrontarsi e a mettersi a disposizione per chiunque e in qualsiasi occasione, un punto di riferimento per coloro che hanno avuto il privilegio di operare nelle stesse classi; indefessa lavoratrice, professionista preparatissima, precisa e corretta in ogni sua azione, ma con la capacità naturale di capire le singole situazioni umane e di farsene carico. Lavoro, lavoro e lavoro, questo era il suo mantra e i ragazzi che hanno avuto l’occasione di seguirla nelle sue lezioni hanno imparato cosa significa abnegazione, passione e serietà, il modello che dovrebbe essere la vera anima dell’insegnamento.
L’ultima istantanea che abbiamo di Paola è agli Esami di Stato: lei già segnata dal dolore, ma sempre attenta e presente ad ogni singolo intervento dei ragazzi, fino all’ultimo nella sua scuola, una delle sue ragioni di vita. Ogni volta che riuscivamo a chiacchierare, era lei ad infondere coraggio a noi, lucida e caparbia, pronta a lottare, animata di speranza, forse, in cuor suo conscia del suo destino. L’anno scolastico è proceduto, fin da settembre, con il pensiero fisso a lei, era come muoverci tra le aule e gli schermi con un’ombra di malinconia e tristezza che accompagnava tutte le nostre azioni: non avere più Paola accanto a noi era come essere orfani.
Vogliamo sognare: immaginiamo il Preside Franco che ti accoglie con il suo affettuoso sorriso e che ti dice: “Signora, finalmente, veda, abbiamo alcune questioni di cui parlare. Lei sa che nel momento nel quale…” e, con il tuo rassicurante sorriso, tornerai con lui ad occuparti della scuola, contenta di accontentare tutti con il solito buon senso e la forza della straordinaria umanità che ci hai regalato in questi meravigliosi anni. Nulla potrà dividerci, e sarà nostra cura continuare ad approfondire il solco che tu hai segnato, una strada sicura per noi, i tuoi amici di sempre, e per i ragazzi, i tuoi discepoli di sempre.

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