BI24_2010/20_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Con cautela, Pechino spera in rapporti migliori con Washington…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Xi Jinping e Joe Biden hanno avuto il primo colloquio telefonico il 10 febbraio, una settimana dopo il primo discorso di politica estera del Presidente degli Stati Uniti, definito “molto duro” sulla Cina, e quattro giorni dopo che il Segretario di Stato Antony Blinken aveva dichiarato nella sua telefonata con Yang Jiechi che Pechino sarebbe stata “ritenuta responsabile” della minaccia alla stabilità nell’area indo-pacifica. Secondo la versione fornita dal Dipartimento di Stato sulla discussione del 10 febbraio, Biden avrebbe affrontato molte questioni controverse, come le presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, la “repressione” a Hong Kong, le “azioni assertive” verso Taiwan, ecc.
Il resoconto cinese della telefonata è un po’ più ottimista, pur notando che Xi ha indicato la necessità del “rispetto reciproco” nei rapporti futuri, e ha sottolineato che sia Hong Kong che lo Xinjiang sono questioni strettamente interne. Tuttavia, non c’è un senso di euforia a Pechino sui futuri rapporti con gli Stati Uniti. L’amministrazione Biden ha chiarito che Washington vuole continuare a “stabilire le regole” per il funzionamento del mondo e riaffermare il proprio tradizionale ruolo di “primus inter pares”. Questo non è compatibile con l’intenzione della Cina di partecipare alla determinazione di quelle regole e nel promuovere, per esempio, la cooperazione globale sull’Iniziativa Belt and Road. Ci sono anche altri segnali preoccupanti da Washington per Pechino.
Il 10 febbraio, su richiesta del nuovo segretario alla Difesa Lloyd Austin, il Pentagono ha istituito una nuova task force per tracciare “un percorso forte sulle questioni legate alla Cina”, a quanto riferisce Biden. In questo modo, ha promesso Austin, gli Stati Uniti “affronteranno la sfida cinese e garantiranno al popolo americano di vincere la competizione del futuro”.Quanto alla lotta contro il Covid, durante la telefonata i due presidenti hanno affermato la necessità di cooperare. La Casa Bianca, tuttavia, in seguito ha messo in discussione i risultati della missione investigativa dell’OMS che ha appena trascorso quattro settimane a Wuhan e non ha trovato prove che il virus sia stato creato in un laboratorio della città, ipotizzando che esso potrebbe addirittura non aver avuto origine a Wuhan.
Il 14 febbraio consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha messo in dubbio l’indipendenza della missione, insinuando che essa non fosse “libera da interventi o alterazioni” da parte del governo cinese. Nel respingere le critiche, il ministero degli Esteri cinese ha notato che il suo governo ha sempre lavorato con l’OMS, mentre gli Stati Uniti hanno abbandonato del tutto l’organizzazione. Anche i membri della missione hanno respinto queste insinuazioni.

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