BI24_2010/20_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Mario Draghi alle prese con le macerie di cui è corresponsabile”

_Sandro Delmastro delle Vedove
Oltre alla crisi sanitaria e alla scuola, il governo guidato da Mario Draghi si troverà a dover risolvere tre gravi crisi le cui radici risalgono alle decisioni prese negli anni novanta, quando Mr. Britannia era a capo del Comitato sulle Privatizzazioni. Infatti, la crisi dell’ex Ilva, di Alitalia e di Autostrade sono tutte figlie della decisione di privatizzare l’IRI e svendere imprese produttive, o comunque di interesse nazionale, ad imprenditori privati che, invece di svilupparle o risanarle, le hanno letteralmente saccheggiate incamerando profitti miliardari. La cieca furia ambientalista ha fatto il resto, come nel caso delle acciaierie di Taranto. Ora lo Stato si trova costretto a riprendersi quelle imprese malridotte, accollandosi non solo le spese per il risanamento, ma anche il fardello dei debiti accumulati.
A meno che… a meno che il “distruttore creativo” Mario Draghi non proceda con l’applicare lo sciagurato metodo preannunciato nel rapporto del Gruppo dei Trenta da egli presieduto e illustrato nel dicembre scorso. La ricetta annunciata da Draghi è quella della chiusura degli impianti ritenuti incompatibili con gli standard di neutralità climatica definiti dall’Unione Europea. L’ex Ilva non vi rientrerebbe e quindi, secondo la teoria drago-schumpeteriana, andrebbe chiusa, con buona pace di ventimila famiglie la cui vita dipende dall’acciaieria e dall’industria italiana, che si troverebbe costretta a rivolgersi all’estero per i laminati d’acciaio. La decisione del TAR della Puglia che ordina la chiusura degli altiforni dell’ex Ilva entro 60 giorni è arrivata il giorno dopo del giuramento del nuovo governo e pone una sfida cruciale.
Se il governo non interverrà tempestivamente, dovranno essere avviate le procedure di spegnimento degli altiforni, procedure che ne assicureranno la distruzione irreversibile. Il leader della Lega Salvini, uno stakeholder del governo Draghi, ha posto un altolà alla chiusura, dichiarando che l’acciaio di Taranto serve per fare le infrastrutture al Sud, tra cui il Ponte di Messina. Salvini può contare sul supporto di oltre 150 accademici che, sotto l’abile regia del prof. Enzo Siviero, hanno sottoscritto un appello, condiviso dai presidenti di Sicilia e Calabria, per la costruzione del Ponte, e sugli elementi a favore dello stesso raccolti dalla Commissione Bilancio della Camera che, tra gli altri, ha ascoltato l’importante testimonianza dell’ingegner Ercole Incalza la scorsa settimana. Il Ponte sullo Stretto è l’unica grande opera veramente cantierabile, ha spiegato Incalza, e quindi con tutti i requisiti per accedere ai fondi del Recovery Fund. Il Ponte e l’Alta Velocità sono le priorità per il Sud, in modo da completare l’anello mancante del corridoio Baltico-Mediterraneo, dopo che sono partiti i lavori per l’altro collegamento a nord, quello del tunnel del Fehmarn Belt tra Danimarca e Germania.

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