BI24_2010/20_PUNTI DI… SVISTA/1. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “Nuova raffica di attacchi geopolitici al Nord Stream 2”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri

Poco prima delle operazioni di posa subacquea dei tubi della sezione finale del gasdotto Nord Stream 2 tra la Russia e la Germania settentrionale, il Congresso degli Stati Uniti ha annunciato nuove dure sanzioni contro le aziende coinvolte, sia nella costruzione del gasdotto, che nella sua gestione una volta completato. Anche se la versione standard degli avversari del progetto è quella di sostenere che si tratta solo di un progetto tedesco-russo, il fatto è che esso coinvolge aziende di 12 diversi paesi europei ed investimenti già effettuati per più di 10 miliardi di euro.
Il caso Navalny ora viene addotto come pretesto per chiedere nuove sanzioni contro la Russia che colpiscano specificamente anche il gasdotto. Il portavoce della linea dura negli Stati Uniti è il senatore Ted Cruz. Egli sostiene che le esportazioni di gas naturale sarebbero solo uno strumento del Cremlino per ottenere il controllo sull’Europa e sabotare la NATO (ma non dice che gli Stati Uniti sono desiderosi di vendere il proprio gas all’Europa al posto della Russia). Per quanto riguarda Biden, il suo segretario di Stato incaricato Anthony Blinken ha dichiarato al Senato la scorsa settimana che la nuova amministrazione userà “ogni strumento persuasivo” di cui dispone per fermare il progetto. La maggioranza del Parlamento europeo è sulla stessa lunghezza d’onda, avendo votato il 22 gennaio una risoluzione che chiede una pressione politica sul governo tedesco per fermare il progetto.
La risoluzione, tuttavia, non è vincolante. È anche probabile che la sezione tedesca del movimento Gretino “Fridays for Future” si unirà alla campagna contro il progetto, sulla base del fatto che il gas naturale sarebbe inaccettabile come fonte di energia nell’era delle “rinnovabili” (vedi la bozza di Tassonomia dell’EU, sotto). I governi di Polonia e Ucraina si oppongono ferocemente al gasdotto e accusano la Russia di costruire un gasdotto sotto il Mar Baltico per evitare le tradizionali linee di transito via terra che attraversano i loro paesi, come ritorsione per le loro opinioni “critiche verso la Russia”. Non è la prima volta che il governo tedesco viene sottoposto ad un simile braccio di ferro geopolitico. Finora esso ha rifiutato di interferire con un progetto dell’industria privata che mira a garantire l’approvvigionamento energetico della Germania e di altri paesi europei, ma ha anche evitato di esprimere un sostegno chiaro.
Facendo eco alla narrativa anti-Russia proveniente da Kiev, Berlino si limita a sostenere che vengano mantenute anche le linee di transito del gas attraverso l’Ucraina. È interessante notare che Armin Laschet, il nuovo presidente della CDU e potenziale candidato cancelliere alle elezioni politiche in settembre, ha ribadito il parere secondo il quale, dato che non vi è alcun legame tra il caso Navalny e il Nord Stream 2, non sono giustificate nuove sanzioni relative a tale questione. Queste dichiarazioni, tuttavia, sono arrivate prima del clamore in Occidente per la presunta repressione dei manifestanti in Russia il 23 gennaio.

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