BI24_2010/20_PUNTI DI… SVISTA/1. Delmastro e Pieri: “L’amministrazione Biden tenta di abolire la libertà di parola”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri

Gli sviluppi successivi alla presunta “insurrezione” del 6 gennaio a Washington fanno capire che, se la violenza non è stata fabbricata dal minaccioso Deep State, quanto meno essa è stata utilizzata per limitare drasticamente la libertà di parola e reprimere qualsiasi opposizione ritenuta pericolosa. Appena un giorno dopo l’insediamento di Joe Biden, il nuovo addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha confermato che l’amministrazione è pronta a contrastare “con decisione” la minaccia dell'”estremismo violento interno” (che ha chiamato DVE). Il termine stesso fa presagire conseguenze simili alla “guerra al terrorismo” lanciata, al di fuori della legge, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001.
Oltre alla crescente e arbitraria censura imposta dai monopoli Big Tech, sono state prese misure di ritorsione contro i sostenitori di Trump (compresi alcuni membri del Congresso), come il divieto di utilizzare i servizi della carta di credito Visa o di avere conti bancari, per non parlare della perdita del lavoro. Infatti, Deutsche Bank, la Signature Bank of New York e la Professional Bank of Florida hanno annunciato la settimana scorsa che avrebbero cessato tutti i servizi futuri a Donald Trump e alle sue aziende! Vi sembra esagerato parlare di un “nuovo fascismo”? Beh, basta considerare il linguaggio usato da John Brennan, l’ex direttore della CIA di Obama, diventato analista della CNN, durante un’intervista del 20 gennaio a MSNBC. Brennan ha promesso che l’amministrazione Biden agirà “come un laser” per scoprire i movimenti eversivi negli Stati Uniti, che “comprendono una non santa alleanza tra estremisti religiosi, autoritari, fascisti, bigotti, razzisti, nativisti e perfino libertari”.
Le forze dell’ordine, ha spiegato, così come “i funzionari dell’intelligence e persino della difesa stanno facendo tutto il possibile per sradicare quella che sembra essere una minaccia molto, molto seria e insidiosa alla nostra democrazia e alla nostra repubblica”. Per non essere da meno dell’ex capo della CIA, l’ex direttore dell’FBI James Comey ha dichiarato il giorno dopo che “il partito repubblicano deve essere raso al suolo, in qualsiasi modo”. Ha inoltre dichiarato all’australiana ABC che il partito repubblicano “non rappresenta nulla che abbia valore per il nostro Paese”.
In altre parole, questi eminenti rappresentanti della “comunità di intelligence”, dopo aver tentato per quattro lunghi anni, senza riuscirci, di rovesciare il consumato outsider Donald Trump, sono ora determinati a prevenire qualsiasi futura sfida al loro potere da parte sua o dei suoi seguaci. Per l’ex membro del Congresso Tulsi Gabbard, democratica, questa offensiva è “un pericolosissimo indebolimento delle nostre libertà civili, delle libertà costituzionali, e prende di mira quasi metà del paese”. Il giornalista investigativo Glenn Greenwald, che da anni denuncia coraggiosamente i crimini del governo degli Stati Uniti, ha denunciato “l’orgia di censura” della Silicon Valley, la polizia della parola e le ripetute accuse di “sedizione”, “tradimento” e “terrorismo” contro membri del Congresso e semplici cittadini. Ciò, avverte Greenwald, è tutto guidato da un’espansione radicale del significato di “incitamento alla violenza”, accompagnato dall’insinuazione che “chiunque metta in discussione tutto questo deve, in virtù di questi dubbi, nutrire simpatia per i terroristi e la loro ideologia neonazista e suprematista bianca”.

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