BI24_2010/20_GREEN DEAL CITY FASHION/2. L’economista Vitali: “A Biella è in atto un normale processo di deindustrializzazione…”

_Giampaolo Vitali (Economista CNR, Docente Università Torino, Segretario Gruppo Economisti di Impresa)
Ringrazio gli organizzatori per l’invito e mi scuso per non poter essere presente. Nel mio intervento vorrei inserire le caratteristiche di questo interessante progetto su Biella all’interno di un quadro generale che fa riferimento al Green New Deal dell’Unione Europea e poi all’impatto della crisi Covid sul manifatturiero e sui servizi di prossimità, di vicinato.
1 Green New Deal
Per quanto riguarda il Green New Deal dobbiamo ricordarci come questa proposta sia stata formulata dalla Commissione UE a settembre 2019, ben prima delle problematiche Covid, come un necessario cambio di passo nel modello di sviluppo europeo. A maggior ragione, la strategia verso la quale indirizzare i mille miliardi di euro del bilancio 2021-2027 è quanto mai importante oggi, se si vuole ipotizzare una strada di uscita dalla crisi che favorisca anche la crescita del medio-lungo periodo. La politica economica UE, e dei singoli paesi partner, viene declinata con il termine resilienza, e cioè con la necessità di recuperare la crisi ma anche di adattare il sistema alle sfide future, che per l’appunto sono focalizzate sullo sviluppo sostenibile. Si tratta di anticipare ciò che andrebbe fatto comunque.
2 Crisi Covid
La crisi ha una componente congiunturale e una componente strutturale. La prima fa riferimento alla minore produzione e alla minore domanda, e potrebbe anche risolversi con un ritorno sul vecchio percorso di crescita. Una tipica ripresa a V. Purtroppo però, la componente strutturalemodifica le condizioni dell’offerta, cioè delle imprese che riescono a resistere e della domanda, cioè il cambiamento nelle abitudini e nelle esigenze dei consumatori. E’ probabile che gli imprenditori non ritroveranno più la loro “comfort zone” nel ripetere il business del passato, perché il Covid ha accelerato le modifiche in atto nel mondo. Per adeguarci al cambiamento abbiamo a disposizioni il contributo delle Istituzioni UE, in primis il Recovery Plan e i vari fondi strutturali.
3 L’industria a Biella
Biella è al centro di un “naturale” processo di deindustrializzazione, che nella fattispecie colpisce il tessile abbigliamento, con le statistiche che mostrano un calo del numero degli occupati del 30-40% ogni 10 anni. Un processo che anni fa aveva già colpito gli altri paesi UE, e che ora è particolarmente evidente nel contesto dei distretti industriali italiani, soprattutto a causa della crisi Covid che ha aumentato ulteriormente la velocità di questo cambiamento negativo. “Naturale” non significa però che non sia gestibile. Ci sono molte imprese che riescono a mantenere una elevata competitività internazionale, anche dentro il tessile. La resilienza, in questo caso, è data dall’impresa che innova, che riesce a differenziare il prodotto, a posizionarlo al di sopra della concorrenza, verso un segmento elevato di consumo, e quindi a resistere ancora come impresa manifatturiera. Gli investimenti industriali verso la sostenibilità possono essere utili a questo proposito, sia dal lato del contenimento dei costi, che da quello del marketing e dell’innovazione di prodotto.
4 Nuovi modelli di business per i servizi di prossimità e vicinato
Da molto tempo si registra un impatto negativo della Grande Distribuzione Organizzata e delle tecnologie digitali sui negozi di vicinato, sui servizi di prossimità, sugli artigiani e le piccolissime imprese. La crisi Covid lo ulteriormente amplificato, modificando il comportamento dei consumatori. A tali servizi viene chiesto di modificarsi rispetto al passato. Occorre fornire un servizio diverso, a volte bastano poche “leggere” modifiche rispetto a quanto offerto fino al 2019, ma altre volte occorre ridisegnare da zero il proprio modello di business. A questo riguardo l’ente pubblico, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria possono giocare un ruolo importante. Non dobbiamo insegnare all’imprenditore cosa deve fare, in quanto la capacità di adattamento è già presente nel suo DNA. Al contrario, occorre invece fornire al piccolo imprenditore quegli strumenti che potrà adattare e utilizzare nel trovare il suo specifico modello di business, che consenta di soddisfare le nuove esigenze della domanda, che sia però alternativo a quello offerto dai grandi player, in quanto è basato sui vantaggi della localizzazione, della prossimità fisica, dell’esperienza. Si tratta essenzialmente di formazione (per ridurre il digital divide e conoscere le best practice di altri imprenditori), capitale (per effettuare acquistare e adeguare le nuove tecnologie), alcuni beni/servizi comuni (cioè non realizzabili dal singolo imprenditore) quali accesso a internet, logistica distribuita, attivazione del territorio (fiere, feste di quartiere, ecc.). Ci sono ormai tanti tentativi, alcuni di successo (best practice) che devono essere diffusi ai piccoli imprenditori, per facilitarne il loro adattamento al contesto locale. In tutte le tipologie merceologiche, il nuovo modello di business deve essere in linea con lo sviluppo sostenibile. Ecco qui che si ritorna al Green New Deal e agli investimenti del Recovery Plan per la ripresa: una opportunità per il cambiamento che non dobbiamo lasciarci sfuggire.

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