BI24_2010/20_DA CONFARTIGIANATO. Carpenteria Meccanica: il rincaro dei materiali sta incidendo su oltre 9.000 imprese

Confartigianato Imprese Piemonte segnala con preoccupazione un forte rincaro dei materiali ferrosi e relativi semilavorati (lamiere, tubolari e tondi, richiesto dai produttori europei, e allungamento dei tempi di consegna, che si sta verificando nelle ultime settimane. Un aumento che non riguarda solo gli acquisti all’ingrosso effettuati dalle aziende piemontesi, ma interessa in maniera omogenea l’intero territorio nazionale e che nella nostra Regione sta incidendo negativamente sulle 9.960 imprese artigiane della meccanica (carpenteria meccanica e meccanica subfornitura). Aumenti che restano difficili da imputare alla committenza e che restano a carico delle imprese artigiane.
In particolare Confartigianato Piemonte segnala l’aumento di: acciaio Inox (+ 50-60 centesimi al kg); rottame +100% (1,30 euro al kg); acciaio al carbonio e comune/lamiere da cois (+50%); lamiera da treno (+40%); acciaio a carbonio (+12-15%); acciai legati (+15-20%); alluminio (+15-20%); bronzo (+0,40-0,50%) con tendenza ad un forte rialzo perché contiene rame. In Piemonte le imprese artigiane della meccanica subfornitura sono 3.000, con un’occupazione tra titolari e dipendenti di oltre 7.000 addetti.
La subfornitura è una realtà diffusa su tutto il territorio regionale e consolidata nel tempo, basandosi su esperienze imprenditoriali di lunga durata e in grado di mettere a disposizione della committenza industriale qualsiasi tipo di lavorazione e di prodotto intermedio, nonché i servizi correlati. Il trend rialzista è alimentato da più fattori il primo sicuramente è comune anche agli acciai al carbonio e vede un deciso rialzo delle quotazioni dei prodotti siderurgici a livello mondiale, in secondo luogo il nickel è risalito a 18.000 dollari/tonnellata, inoltre la disponibilità appare limitata, sia per la difficoltà nell’importazione sia per il disassortimento in filiera. Ciò ha portato, oltre che ad un allungamento delle consegne, ai rincari da parte delle acciaierie, rincari ribaltati solo in parte ai clienti finali, inoltre, seguendo i forti rialzi i fornitori che hanno in magazzino la merce preferiscono posticipare la vendita.
Tale situazione rischia di replicare quella già verificatasi nel 2009 con tutte le conseguenze di allora. La siderurgia italiana, negli anni ‘50/’60, era il fiore all’occhiello della nostra capacità produttiva nazionale e purtroppo, oggi, stiamo cominciando a pagare le scelte scellerate fatte 15 anni fa, quando fu deciso di smontare il sistema siderurgico italiano, oggi ridotto a poche unità produttive, che peraltro non siamo stati nemmeno capaci di mettere in sicurezza, nonostante i forti investimenti prodotti. Diventa quindi facile pensare che dietro agli aumenti di quest’ultimo periodo, non ci sia soltanto il rallentamento generale dell’economia dovuto alla pandemia, con il conseguente calo della domanda ma una precisa scelta speculativa volta a portare ulteriore profitto alle aziende siderurgiche mondiali.
Per una fascia della produzione manifatturiera che ha fatto delle lavorazioni specialistiche di qualità un elemento di valore aggiunto, tali aumenti del costo della materia prima sono ancora sostenibili da parte delle imprese ma per un’altra fascia, come quella della carpenteria pesante o per commesse pubbliche, tali variazioni di prezzo rischiano di schiacciare le imprese e di farle uscire dal mercato.
Un altro problema che si trascina dietro l’aumento del prezzo della materia prima è la conseguente crescente diminuzione della sua disponibilità, diminuzione che costituisce un paradosso in considerazione del calo della domanda. Altra distorsione del mercato che lascia spazio a conferme sulle ipotesi di una crisi speculativa. Come se non bastasse, a rincarare la dose ci si è messo anche il dazio imposto nell’ottobre del 2020 dall’Unione Europea, tra i cui firmatari compare anche l’Italia La decisione europea di limitare l’importazione dalla Cina dell’acciaio inossidabile al 5-6%, assoggettando a dazio del 25% le importazioni superiori, costituisce certamente un freno alle importazioni e conseguentemente un calo delle riserve di mercato e quindi un ulteriore aumento del prezzo.

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