BI24_2010/20_PUNTI DI… SVISTA. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “Dove si ride della decisione tedesca di uscire dal nucleare…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri

Finora il governo tedesco non ha dato indicazioni di voler riconsiderare l’attuale politica energetica che contempla l’uscita completa dal nucleare entro la fine del 2022 e dal carbone entro il 2035-2038. Il tema è di rilevanza per tutta l’Europa, perché un collasso delle forniture energetiche nella più grande economia continentale avrebbe conseguenze gravi per tutte le nazioni. Altri paesi membri dell’UE sono più cauti a riguardo del proprio futuro industriale. La Francia, ad esempio, esporta energia di fonte nucleare in Germania. Visitando il sito di Framatome a Le Creuzot l’8 dicembre, Emmanuel Macron ha dichiarato: “L’industria nucleare rimarrà la chiave di volta della nostra autonomia strategica. Il nostro futuro energetico ed ecologico dipende dal nucleare; il nostro futuro economico e industriale dipende dal nucleare; e il futuro strategico della Francia dipende dal nucleare”.
Oltre alla Francia, sei paesi dell’Europa orientale (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia) non rinunciano al nucleare, il che ha costretto la Commissione Europea ad includere con riluttanza l’opzione nucleare tra i target di protezione climatica dei prossimi tre decenni. Nei Paesi Bassi il nucleare è un tema al centro della campagna per le elezioni del 17 marzo, perché il partito di governo VVD propone la costruzione di dieci nuovi reattori. Un caso interessante è quello della Polonia, un paese in larga misura dipendente dal carbone. Il programma energetico fino al 2040 prevede la costruzione di dieci o più reattori che finalmente porterebbero il paese nell’era nucleare.
In quel contesto, un gruppo di scienziati del clima e attivisti politici ha chiesto alla Germania di rivedere la decisione di uscire dal nucleare. La nuova iniziativa, chiamata FOTa4Climate, si è espressa in una lettera aperta all’ambasciata tedesca a Varsavia, che dichiara: “Siamo consapevoli delle discussioni in corso sul ruolo del nucleare nel modello di energia sostenibile a lungo termine e crediamo che esso necessiti di essere corroborato da dati scientifici. Tuttavia, l’abbandono di un’energia low carbon, come il nucleare, prima di uscire completamente dal carbone e dalla lignite, causa a breve termine problemi tecnici e tecnologici molto difficili da superare e conduce alla necessità di usare altri combustibili fossili, in primo luogo il gas naturale. Questo, a sua volta, non offre i risultati attesi nella forma di una rapida ed efficace decarbonizzazione”. Perciò, i firmatari chiedono al governo tedesco di riconsiderare o perlomeno ritardare l’uscita dal nucleare.

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