BI24_2010/20_PUNTI DI… SVISTA. Delmastro e Pieri: “Covid-19 in Svezia: il prezzo drammatico della presunta ‘immunità di gregge’…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri

Molti hanno esaltato i vantaggi dell’”approccio morbido” alla lotta contro il COVID-19 adottato dalla Svezia la scorsa primavera, senza chiusure, senza l’obbligo di indossare mascherine e con blande restrizioni sugli assembramenti, ecc. La politica, che in Svezia è stabilita dalle autorità sanitarie pubbliche e non dal governo, è stata fondamentalmente quella di imparare a convivere con il virus, piuttosto che contenerlo. Questo approccio si è rivelato un fallimento, come si è visto nei nuovi allarmanti rapporti sui decessi nelle case di riposo per anziani e nell’aumento dei contagi degli ultimi mesi.
Nonostante un tenore di vita relativamente alto e un sistema sanitario moderno, al 27 novembre in Svezia erano morte 6681 persone a causa del COVID-19. Nove su dieci erano nella fascia d’età dai 70 anni in su, e oltre il 40% di tutti i decessi (2800) si sono verificati in case di riposo per anziani. Il 24 novembre, dopo aver ispezionato le cartelle cliniche di 847 pazienti con il virus nelle case di cura, l’Ispettorato svedese per la salute e l’assistenza sociale (IVO) ha denunciato gravi carenze nelle cure mediche disponibili, compresi casi di mancanza di diagnosi individuale da parte di un medico, e a volte nemmeno da parte di un infermiere.
Anche i pazienti e i loro parenti non erano stati informati della terapia adottata o non erano stati in grado di influenzare le decisioni. Già nella primavera scorsa molti operatori sanitari, parenti e medici avevano protestato perché gli anziani non ricevevano cure ospedaliere e nemmeno ossigeno, quando si sospettava che avessero il COVID-19. Al contrario, venivano dichiarati in fin di vita e ricevevano solo cure palliative, tra cui regolarmente la morfina – anche se, come ha riferito lo scorso maggio ad Aftonbladet il docente di geriatria Yngve Gustafson dell’Università di Umeå, nel caso di una malattia respiratoria come il COVID-19, la morfina uccide il paziente molto rapidamente.
La direttiva che raccomandava ai medici di non visitare i pazienti proveniva dall’Ente Nazionale per la Salute e il Benessere, per il timore che potessero diffondere il virus tra gli anziani. Questa decisione faceva parte di una tradizionale politica di abbandono degli anziani, non solo in termini di assistenza sanitaria, ma in generale nella società svedese. In tale situazione, la politica è diventata di fatto una politica di triage, poiché la preoccupazione principale era quella di evitare di sovraccaricare il sistema sanitario. Ancora oggi, la strategia di “mantenere una curva bassa” (cioè, mantenere i ricoveri COVID-19 al di sotto della capacità degli ospedali), domina l’approccio alla lotta contro la pandemia. Questo, a sua volta, riflette il crollo del famoso stato sociale svedese.

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