BI24_2010/20_PUNTI DI… SVISTA. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “Il conflitto etiopico mette a repentaglio la ‘Belt and Road’ in Africa”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri

Il conflitto armato in Etiopia tra il governo centrale e lo stato federale del Tigrè ha generato preoccupazione in tutta l’Africa. L’Etiopia, soprannominata “la Cina africana”, per aver adottato alcune ricette di politica economica che hanno avuto successo in Cina, svolge un ruolo chiave nella Belt and Road Initiative. Una protratta guerra civile non solo causerebbe una grave battuta d’arresto allo sviluppo economico del paese, ma potrebbe allargarsi ad altre regioni e potrebbe essere manipolata da forze esterne.
Al centro del conflitto c’è lo scontro tra il governo centrale e il Fronte di Liberazione Popolare del Tigrè (TPLF). Quest’ultimo ha svolto un ruolo guida sia politicamente che economicamente nel Paese negli ultimi trent’anni, compreso lo sviluppo dei rapporti con la Cina, in qualità di partito principale della coalizione chiamata Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiopico (EPRDF). Nel 2018, Abiy Ahmed, che, come membro del Partito Democratico Oromo, faceva parte dell’EPRDF, una volta diventato Primo ministro, si è mosso rapidamente per risolvere certi annosi problemi, tra cui un accordo di pace con la vicina Eritrea.
Egli ha anche mantenuto i buoni rapporti con la Cina. L’attuazione di questo ambizioso programma, tuttavia, lo ha portato in rotta di collisione con i vertici del TPLF. Nel dicembre 2019, Abiy ha abolito l’EPRDF e formato il Partito della Prosperità con il consenso di tutti i partiti costituenti, tranne il TPLF. Benché le elezioni generali previste in agosto siano state rinviate a causa del Covid, nel Tigrè si sono tenute ugualmente in ottobre, ma sono state dichiarate illegali dal governo centrale. Le tensioni sono aumentate e il 4 novembre le forze governative hanno bombardato depositi di munizioni nel Tigrè, in risposta ad un presunto attacco ad una base dell’esercito, che tuttavia è stato smentito dalle autorità del Tigrè.
Da allora le ostilità non sono cessate e Abiy si rifiuta di negoziare con i leader del TPLF, nonostante le offerte di mediazione dell’OUA e di altri. Nel frattempo, tutte le comunicazioni col Tigrè sono state interrotte e gli scontri hanno generato decine di migliaia di profughi. Inoltre, il conflitto ha portato all’arresto di importanti progetti di sviluppo che le imprese cinesi stavano portando avanti nella regione settentrionale del Paese. Circa 600 ingegneri, tecnici e altro personale cinese, compreso quello al lavoro nello zuccherificio di Welkait e nel progetto idrico nei pressi di Mekele, sono stati evacuati verso Addis Abeba.
Mentre tutti gli osservatori parlano di conflitto interno, non bisogna trascurare il ruolo di forze esterne, in particolare del Regno Unito e degli Stati Uniti, determinate a creare un conflitto interno e regionale e sabotare la Belt and Road Initiative. In generale, il Corno d’Africa rimane una polveriera: la Somalia continua a essere infestata dal terrorismo, in Sudan meridionale c’è un precario armistizio, il Sudan non è stabile e l’Eritrea fa ricorso al vecchio trucco di appoggiare i gruppi terroristici.

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