BI24_2010_2020_IL CASO CORDAR. Roberto Scucca: “Quella battaglia di 7 anni fa del centrodestra, contro gli ‘amici’ nei cda…”

_Roberto Scucca
Innanzitutto, premettiamo una cosa: non essendo un comunista “trinariciuto”, penso che il processo contro Claudio Corradino per l’utilizzo della macchina di rappresentanza del Comune, sia una gran bischerata. Se un sindaco, il giorno dopo, deve partire alle 6 del mattino per un impegno istituzionale, non fa nulla di male se si porta il veicolo a casa e ce lo parcheggia davanti, senza nascondere nulla. Ma sulla questione Cordar, no. Sulla questione Cordar, Corradino ha dimostrato che essere di destra, non vuol sicuramente dire non essere soggetti ai “vizietti” più classici della sinistra, biellese ed italiana. Sulla questione Cordar, il sindaco di Biella ha dimostrato che le cattive abitudini, in politica, sono sempre esecrabili… solo se sono quelle degli altri.
Sette anni fa, infatti, quando Cavicchioli ed il Partito Democratico conquistarono palazzo Oropa, il centrodestra cittadino si lanciò in una battaglia decisamente importante, sicuramente giusta: quella contro amichetti, amichette e parenti vari, inseriti nei Cda delle aziende pubbliche per fare i consiglieri. Un modo subodolo e vergognoso, per “regalare” soldi al cugino, all’amico d’infanzia, al collega di partito, senza neanche fargli sudare una goccia di sudore. Una vergogna nella vergogna, in questo biellese pieno di disoccupati che vorrebbero lavorare ma che non possono.
Sette anni dopo, invece, quello stesso centrodestra così rigido e severo, se non fosse intervenuta la magistratura avrebbe digerito come se fosse un biscottino da niente, il fatto che Corradino abbia non solo imposto la candidatura della “amica” Laura Leoncini in seno a Cordar, ma che abbia persino costretto l’attuale presidente dell’azienda dell’acqua biellese, Gabriele Martinazzo, a tagliarsi lo stipendio per farle guadagnare qualche centinaio di euro in più.
Che schifo. Che tristezza. Che vergogna. Uno schifo, una tristezza, una vergogna, che non potevano e non dovevano passare inosservati. Uno schifo, una tristezza ed una vergogna, che purtroppo vedono tutto il centrodestra biellese sul banco degli imputati, non solo Corradino. Perché la battaglia di sette anni fa, doveva essere contro tutti e per tutti. Ed invece, chi “comanda”, con il caso Cordar, ha dimostrato di possedere ancora meno coerenza e serietà, di chi “comandava” prima.

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