BI24_2010/2020_PUNTI DI… SVISTA. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “Prodi, chiede uno sforzo internazionale per costruire ‘Transaqua’…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri
Mentre il World Food Program lancia un drammatico appello per evitare milioni di morti per fame in Africa e nei paesi in via di sviluppo, è tornato alla ribalta il tema di Transaqua come l’unica soluzione alle carestie, al terrorismo e all’emigrazione nell’Africa centrale. Il 13 novembre, l’ex Presidente della Commissione Europea, ex capo del governo italiano ed ex inviato dell’ONU per il Sahel Romano Prodi ha lanciato un energico appello all’UE, all’ONU, all’Organizzazione per l’Unità Africana e alla Cina per collaborare al finanziamento e alla costruzione della grande infrastruttura che può essere la locomotiva dello sviluppo agroindustriale dell’intero continente africano.
Transaqua, come i nostri lettori sanno, è un progetto che risale alla metà degli anni settanta, quando i tecnici dell’impresa di ingegneria statale Bonifica, colpiti dal processo di prosciugamento del Lago Ciad, elaborarono l’idea di un trasferimento idrico dal bacino del fiume Congo, dove immense quantità d’acqua si immettono, sprecate, nell’Oceano Atlantico. Erigendo sbarramenti artificiali sugli affluenti di destra del Congo e collegando i bacini con dei canali, i tecnici di Bonifica, sotto la direzione di Marcello Vichi, calcolarono che con il solo 5% dell’acqua che si immetteva nel Congo sarebbe stato possibile trasferire fino a 100 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno nel Lago Ciad.
Oltre a riempire il lago, l’infrastruttura avrebbe offerto un’idrovia lunga 2400 km che avrebbe costituito un’arteria di trasporto dal sud della Repubblica Democratica del Congo, vicino alla regione dei Grandi Laghi, fino a Bangui, la capitale della Repubblica Centro Africana, per poi proseguire fino al Lago Ciad, lungo il suo principale immissario, il Chari. Le numerose dighe avrebbero fornito abbondanza di energia elettrica e acqua sufficiente a irrigare un’area grande quanto la Lombardia, fornendo la piattaforma per lo sviluppo di attività agro-industriali. Dopo decenni di oblio e grazie agli sforzi dell’EIR e dello Schiller Institute, Transaqua ha ricevuto un nuovo impulso nel febbraio 2018, quando il piano è stato adottato alla Conferenza Internazionale sul Lago Ciad ad Abuja, e il governo italiano si è impegnato a contribuire al finanziamento dello studio di fattibilità.
Successivamente però si è perso lo slancio, complici anche il cambio al vertice della Commissione del Lago Ciad, il cambio di regime in Italia e il Covid. L’intervento di Romano Prodi rimette la questione all’ordine del giorno. Parlando alla tavola rotonda finale della conferenza del Centro torinese di Studi Africani il 13 novembre, Prodi ha dichiarato che il progetto non può più attendere. “Quello che noi dobbiamo fare secondo me, è una forte azione di sano lobbying, di un appello all’Europa, all’Unione Africana, alle Nazioni Unite, alla Cina, perché questo progetto vada avanti”, ha affermato.
“Guardate, che il bacino del lago interessa un ottavo dell’intero continente africano. Mi basta dire questo per far capire la sua importanza. E agisce nella zona più povera, più disgraziata e più lasciata in disparte. Quindi, bisogna fare sentire l’unicità di questo caso. (…) Perché tocca un’infinità di paesi nella parte più povera, rimette in equilibrio un’area che era andata in disequilibrio e quindi può essere un obiettivo unificante di cui abbiamo bisogno.” Data la complessità del progetto, che comprende difficoltà politiche (mettere d’accordo molti paesi africani), economico-finanziarie, tecnologiche e di sicurezza (neutralizzare Boko Haram), “occorre un’autorità forte per il Lago Ciad. E quali sono i componenti obbligatori che vedo: Nazioni Unite, Unione Africana e Unione Europea. In più, bisognerebbe tentare di coinvolgere anche la Cina, perché vedete, si parla tanto dei rapporti che riguardano il Lago Ciad e si fa il collegamento in qualche modo con la Via della Seta. Qual è il grosso problema politico della Via della Seta? È che è rimasta una cosa cinese.
Dobbiamo trovare qualcosa da fare insieme alla Cina con l’Unione Europea e l’Unione Africana.” Transaqua, ha detto Prodi, “ha una dimensione tale che esige questa grande cooperazione. Ma è certamente un progetto in cui il rapporto costi/benefici è del tutto favorevole.” Quindi il professore si è scagliato contro l’opposizione pseudoambientalista: “Per favore, non tiriamo fuori il discorso che l’intervento umano può danneggiare l’ambiente: in questo caso si aiuta la natura a riprendere una situazione di suo equilibrio interno a vantaggio, però, dei popoli africani, un suo equilibrio interno che prima si era perduto”.
Il giorno precedente, il 12 novembre, era andato in onda l’intervento di Andrea Mangano, uno dei veterani del team di Bonifica che aveva sviluppato l’idea originale diTransaqua negli anni 70/80. In forma di intervista, intitolata “Lago Ciad e infrastrutture; sfide e idee”, Mangano ha illustrato la versione aggiornata del progetto, simile a quella che egli e altri rappresentanti di Bonifica hanno presentato agli appuntamenti dell’EIR e dello Schiller Institute negli anni recenti. Il video di Prodi è qui: https://www.youtube.com/watch?v=STQwkHmgwKY&t=1349s, mentre quello di Mangano è qui: https://www.youtube.com/watch?v=hakLm0R7BH0&t=386s.

 

 

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