BI24_2010/2020_PUNTI DI… SVISTA. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “Geraci: più analisi e meno isteria nel rapporto con la Cina”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri
Intervenendo in collegamento da Shanghai al seminario dello Schiller Institute e di Cátedra China il 22 ottobre, l’economista Michele Geraci ha esortato i leader europei a basare le proprie decisioni meno su Twitter e più su dati e analisi. “Penso che si confondano amicizie e alleanze geopolitiche col desiderio e la necessità di fare affari e intrattenere rapporti con altri paesi”, ha detto l’ex sottosegretario e architetto del Memorandum d’Intesa sulla ‘Belt and Road’ tra Italia e Cina.
L’Occidente si è svegliato tardi e si è accorto che la Cina lo sta sorpassando: la sfida può essere affrontata in molti modi, ma qualcuno ha deciso di usare la narrazione: “Se sei mio amico, non devi stare con quelli lì”. “Sembra che cadiamo nella trappola di quando eravamo adolescenti, quando una coppietta di nostri amici litigava e noi ci schieravamo con uno di essi. Alla fine, quando si rimettevano insieme, eravamo esclusi perché avevamo interferito nel rapporto”.
Il riferimento è ovviamente agli Stati Uniti e il consiglio è: “Prendere tempo. Non reagire all’isteria del momento e agli slogan dicendo sì a questo, no a quello, ma aspettare. Non è solo tattica per prendere tempo, ma c’è del contenuto: dobbiamo introdurre analisi, fatti, nel processo di decisione politica. Non possiamo permetterci di avere paesi del G7 con politiche economiche, industriali ed estere basate su ciò che i leader leggono su Twitter”. “Abbiamo una responsabilità. Se siamo leader, dobbiamo guidare, non essere guidati. E per guidare dobbiamo farlo su basi che sono state ben analizzate”.
Geraci ha citato un esempio tratto dalla sua esperienza di governo. Dopo aver aderito alla BRI, i colleghi europei lo avvicinavano e gli dicevano “stai attento alla trappola del debito”. “Dimmi, rispondevo, qual è il debito massimo che l’Italia si può permettere senza cadere nella trappola con la Cina? Nessuno sapeva darmi una risposta, una cifra. E sfido io, la cifra è talmente enorme che la Cina non potrebbe mai impensierirci. Quando parliamo di trappola parliamo di 20-30% di debito su PIL, che in Italia fa circa 500 miliardi di debito o asset che la Cina dovrebbe acquistare. Pechino ha investito 20 miliardi in tutta la storia in Italia”, ha detto Geraci.

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