BI24_2010/2020_PUNTI DI… SVISTA. Sandro Delmastro e Claudia Pieri: “A capo della censura di Facebook c’è un’ex consigliera di Biden…”

_Sandro Delmastro delle Vedove
_Claudia Pieri
Quando il New York Post ha pubblicato il servizio sul portatile di Hunter Biden, le “integrity units” di Facebook e Twitter sono intervenute a bloccarlo prima che si diffondesse sui social. Sostenendo che fosse “non verificato”, sono riuscite a impedirne la circolazione tanto che l’ex esperto della NSA Kirk Wiebe ha denunciato il fatto con toni aspri ad una conferenza stampa del LaRouchePAC il 20 ottobre. Wiebe ha dichiarato che “la censura senza precedenti del Presidente, del suo addetto stampa, di membri del Congresso e del quarto più diffuso quotidiano degli Stati Uniti rappresenta una sfacciata dichiarazione di intenti, da parte delle elite di Washington e della Silicon Valley, di voler truccare le elezioni per sconfiggere Donald Trump e di sopprimere la Costituzione nel farlo”.
La censura è il risultato dell’“autodisciplina” applicata dai social in risposta alle richieste di impedire la pubblicazione di notizie “non confermate” e “teorie complottistiche” che potrebbero influenzare il voto. Ciò potrebbe essere ragionevole, se non fosse che questi stessi conglomerati e i grandi media hanno pubblicato tonnellate di notizie “non confermate” da fonti “anonime” contro Donald Trump e non hanno mai offerto smentite o rettifiche quando, ad esempio, l’intero Russiagate si è dimostrato essere una bufala.
Nel caso del portatile di Hunter Biden, la persona responsabile della censura da parte di Facebook è Anna Makanju, che ricopre la carica di “Content Regulation Manager”. Prima di lavorare per Zuckerberg, la Makanju ha funto da “Consigliere Speciale per l’Europa e l’Eurasia” per il Vicepresidente Joe Biden. La sua specialità era… l’Ucraina! Insomma, chi ha deciso che la notizia sugli affari sporchi dei Biden in Ucraina andava soppressa è la stessa persona che si occupava dell’Ucraina per conto di Joe Biden. Prima di lavorare per Biden, la Makanju ha lavorato all’ONU per Samantha Power, nota per le sue invettive contro la Russia e per aver promosso la cosiddetta dottrina “Responsability to Protect” (che si proponeva di giustificare le operazioni di cambiamento di regime contro le nazioni “non democratiche”).

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