BI24_2010/2020_LA SCUOLA BIELLESE IN LUTTO/4. Ricordando Franco Rigola. Renato Iannì: “Quelle ‘pattine’ da distribuire a tutti gli studenti…”

_Renato Iannì
Molti nei piccoli meandri della loro grande invidia sussurravano che Franco Rigola, da tutti chiamato semplicemente il Preside, forse si era arricchito con l’Itis, sicuramente è stato l’Itis ad arricchirsi con lui. L’autorità, che tutti gli hanno sempre riconosciuta, non derivava certo dal suo aspetto: non proprio alto né robusto e neanche minaccioso. Era però temuto e rispettato, per quanto aveva fatto e stava facendo per la sua scuola, che lo accoglieva più che casa sua e che, sicuramente, lo aveva adottato come residente, senza esclusione dei giorni festivi. Indiscusse anche le sue capacità di mediatore e di imprenditore, perché la scuola ha bisogno anche di queste qualità.
Non riuscirei a farne un ritratto sottopelle se non citando gli innumerevoli episodi in cui abbiamo condiviso progetti, scherzi e battute, perché sotto la corteccia della quercia c’era uno spirito allegro, disponibile anche alla leggerezza. Ricordo quando in un divertito sfottò mi disse se ero sardo, dato che per la mia statura sembravo un tappo di sughero e io, senza scompormi, gli risposi che ero alto un preside (risultato una risata in due); ricordo quando feci falsificare da un mio allievo la carta intestata dell’Istituto e la sua firma per nominare vicepreside di Mosso una bidella (lui stette al gioco, mentre la poverina cercava disperatamente una scusa per poter dare le dimissioni da quell’incarico improbabile); ricordo quando con lo stesso sistema feci arrivare l’ordine di servizio per acquistare pattine per il pavimento incerato, da dare a tutti gli studenti e da ritirare all’uscita (i bidelli disperati cercarono Rigola al Ministero, dove quel giorno si trovava; lui intuì da dove proveniva lo scherzo e tranquillizzò tutti); ricordo quando lo coinvolsi in una performance alla Fondazione Pistoletto in cui gli studenti facevano dei compagni e degli insegnanti dei gruppi di statue viventi: Rigola in quell’occasione divenne… musicista.
Ricordo anche quando, per la prima volta in Italia fece diventare teatro materia di studio e me l’affidò; quando aprì le porte a ragazzi che fuggivano dalla scuola e, insieme ad altri colleghi, riuscimmo a rimotivarli; ricordo la moltiplicazione dei corsi e degli studenti, l’attenzione che metteva in tutto ciò che seguiva, dall’acquisto della carta igienica alla modernizzazione delle aule e dei laboratori. Ricordo e ricordo… che il piccolo grande uomo, con tutti i suoi grandi pregi e i suoi innegabili difetti è sempre stato sulle barricate per superare i limiti e aprirsi alle innovazioni, serio e severo, ma sempre con un sorriso aperto a quella vita che, anche nell’aldilà, gli darà qualche incarico da dirigente. Io lo saluto, come lui vorrebbe, con un ultimo omaggio alla sua voglia di allegria.

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