BI24_2010/2020_LA SCUOLA AI TEMPI DEI COVID/2. Ivano Zoppi, Fondazione Carolina: “Una crisi che mette a rischio il futuro dei nostri figli”

_Ivano Zoppi (Segretario Generale di Fondazione Carolina)
Un vecchio adagio recita: “È l’assenza di qualcosa che ci fa capire la sua importanza”. Con le nuove restrizioni, maestre, docenti e babysitter tornano protagonisti dei nostri sogni. Il tempo del Covid ci ha insegnato che, in questa sfida epocale, i fronti aperti sono molteplici: a quello sanitario dobbiamo aggiungere certamente quello economico, ma anche culturale. Una società ripiegata sulle sue paure non riesce a guardare ai bisogni della comunità. Siamo talmente spaventati dal futuro che ci dimentichiamo di chi ha davvero le chiavi del nostro domani. La generazione dei nostri figli sta subendo le conseguenze di una crisi educativa senza precedenti.
La didattica a distanza sta privando milioni di studenti delle relazioni e delle interazioni già messe a dura prova dalle regole che limitano il contatto fisico. Ragazze e ragazzi ripiombano improvvisamente nel blackout dei sentimenti: niente gioco, niente sport, niente uscite. Soltanto un appuntamento fisso con i genitori: mattina, pomeriggio e sera. Già, i genitori, lavoratori al tempo dello smartworking: il sugo da girare, la casa da pulire, le conference call e i bambini? Davanti agli schermi, tablet, smartphone o web Tv, poco importa… “Più loro sono connessi e più noi stiamo tranquilli”. Con buona pace delle norme e delle leggi che dovrebbero governare il rapporto tra i minori e le nuove tecnologie.
Una sinistra equivalenza tra presenza e assenza che scandisce il tempo delle famiglie e fa di questi termini due sinonimi: durante la pandemia “presenza e assenza” sono due parole intercambiabili. Questo è il crash della crisi educativa che il Santo Padre ha equiparato ad una catastrofe. Eppure l’esperienza del primo lockdown avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Abbiamo pianto, abbiamo sperato, abbiamo pregato, ma non abbiamo pensato. Non abbiamo costruito quegli strumenti necessari ad impattare una nuova escalation di contagi. In un contesto così cupo, se non accompagniamo i nostri figli giorno dopo giorno, rischiano di perdersi, anche a casa. Perché internet non è uno strumento, ma un luogo. Uno spazio tangibile, che dobbiamo imparare ad abitare. Le stesse regole del mondo fisico valgono per quello digitale, che ci può offrire tanto, ma che di certo non possiamo assumere come tata.

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