BI24_FLASH_DA “CITTA’STUDI”/1. Con il progetto “Biella che lavora”, un aiuto concreto a coloro che sono senza lavoro

biella che lavora

_NOTIZIE DA “CITTA’STUDI”:
Rappresentare una struttura integrata per rispondere alle esigenze del Territorio in merito alla formazione è una delle mission di Città Studi Biella che porta avanti con impegno e dedizione le sue attività e, laddove la sua mission ha anche un risvolto nell’ambito sociale, la valenza è sicuramente maggiore. Per questo Città Studi ha voluto appoggiare in pieno il progetto “Biella che lavora”, il cui scopo non è solo cercare di abbattere la disoccupazione ma anche sostenere chi si trova in posizioni più sfavorevoli rispetto ad altri. Dati noti descrivono un mercato del lavoro in cui giovani e donne sono le categorie più esposte ai meccanismi di esclusione; a questi possono assommarsi fattori discriminatori: l’etnia, il credo religioso, la disabilità, l’orientamento sessuale. Dedicare risorse professionali ed economiche per supportare e accompagnare percorsi di formazione e di inserimento lavorativo di donne costituisce un’occasione preziosa per intervenire su alcune tra le fasce più deboli del mercato del lavoro.
Nel caso specifico il progetto “Biella che lavora” si è occupato dell’inserimento lavorativo di donne in difficoltà, grazie al supporto concreto dell’Academy di Città Studi, attraverso l’attivazione di un corso ad hoc di rammendo. Il progetto è stato fortemente voluto dal Consorzio Il Filo da Tessere ed è stato sostenuto economicamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e dalla Fondazione Caraccio e ha visto in Città Studi la sua concreta realizzazione. Il corso ha avuto una durata di 106 ore divise tra parte teorica in aula e parte pratica in azienda ed è stato frequentato da 11 donne preselezionate la cui individuazione ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di enti che sul territorio biellese si occupano di donne in difficoltà, in particolare coordinamento antiviolenza del territorio biellese, Caritas, consorzi titolari dei servizi socio assistenziali, accoglienza plurale e enti gestori centri per migranti.
Nei giorni scorsi, nella sala bianca di Città Studi, sono stati consegnati gli attestati di frequenza al corso di rammendo dell’Academy alle 11 donne partecipanti alla presenza del Presidente di Città Studi, del Presidente del Consorzio Il Filo da Tessere e dei rappresentanti delle Fondazioni sostenitrici del progetto. Il modello formativo dell’Academy è rivolto a formare specifiche figure tecniche facilitando alle aziende l’inserimento di nuove figure già formate e immediatamente operative. “Attraverso il nostro modello Academy, si è voluto- sostiene Pier Ettore Pellerey, Presidente di Città Studi Biella- dare una possibilità concreta alle donne che in qualche modo si sono trovate in situazioni di disagio e per questo ringrazio oltre al Consorzio Il Filo da Tessere che ci ha coinvolti fin da subito nel progetto, anche le due Fondazioni che continuano a credere nel sociale attraverso sostegno e finanziamento”.
La nostra mission è quella di stare a fianco alle persone e sviluppare progetti per il territorio nella consapevolezza di come il lavoro costituisca un elemento imprescindibile sia nei percorsi di autonomia sia nei percorsi di inclusione quando questi riguardino persone in condizione di fragilità-sostiene Enrico Pesce, Presidente del Consorzio Il Filo da Tessere -. Ringraziamo Città Studi Biella, Fondazione CRB e Fondazione Caraccio per aver dedicato il modello Academy a queste 11 donne che hanno avuto modo di sperimentarsi in un percorso di apprendimento fortemente professionalizzante perché strettamente connesso al bisogno occupazionale delle aziende biellesi”.
Una giornata importante quella di oggi – sostiene Marinella Lentini, componente dell’organo di indirizzo della Fondazione CRB – che rappresenta il punto di arrivo e nello stesso tempo anche di partenza per le donne che hanno intrapreso questo percorso complesso, per acquisire competenze e soprattutto per la costruzione del loro futuro. Un Progetto importante in cui la Fondazione ha creduto e che potrà consentire l’accesso al lavoro, come già lo è stato per una delle donne”. “Un progetto importante – sostiene Rodolfo Rosso, segretario Fondazione Caraccio – che ha visto coinvolte donne desiderose di investire nel proprio futuro con forte determinazione. Si può dire che questo percorso formativo è un vero esempio di integrazione concreta in quanto darà la possibilità a persone volenterose di inserirsi all’interno di processi sociali e culturali rendendole membri attivi di una società lavorativa”.

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